Quante volte abbiamo dentro di noi la forza di un sentimento che ci sembra sia perfetto e quante volte ci troviamo con una realtà molto diversa da questa pienezza che sentiamo dentro?
Potremmo dire che questo accade perché nutriamo delle illusioni che portano ad immaginarci cose diverse da quelle che sono reali. È sicuramente vero che spesso ci aggrappiamo ad un’ideale ma non credo che la risposta stia solo nelle nostre illusioni.
Credo che succeda perché spesso il nostro dolore nasce dalle relazioni e allora iniziamo a separare la sessualità dall’affettività. Non entriamo interi in una relazione ma ci entriamo in parte, quasi senza accorgercene. Evitiamo di mettere insieme bisogni che percepiamo diversi e che sono, invece, nati per stare uniti.
Separando l’affettività dalla sessualità non siamo più al sicuro: siamo più solitari perché chi raggiunge il nostro cuore non raggiunge il nostro corpo e viceversa. Camminiamo così nel mondo, come cavalieri dimezzati, che sentono la possibilità di un amore perfetto e che vivono relazioni imperfette.
Per riportare a casa queste parti dissociate di noi dobbiamo ripartire dall’inizio, dal corpo, perché è lì che avviene la dissociazione. La dissociazione, prima ancora di essere un atteggiamento mentale, è un aspetto fisico. Perdiamo la sensazione. Abbiamo un corpo ma non siamo più un corpo. E il corpo diventa la nostra propaggine meccanica e non il nostro organo di senso.
Tornare al corpo è il primo passo per rimettere insieme sesso e cuore. Il primo passo per realizzare quella perfezione dell’amore che conosciamo come desiderio e che si chiama appagamento. Perché la perfezione dell’amore nasce quando la sessualità incontra l’affettività e quando, essendo interi, siamo in due.
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore. Alcuni dicono che l’amore è un bambino e alcuni che è un uccello,..Wystan Hugh Auden
Pratica del giorno: L’isola del Sé
© Nicoletta Cinotti 2024 Amore, mindfulness e relazioni. Ritiro Estivo

Lavorare con le emozioni durante la pratica di meditazione
Così ho imparato che c’erano quattro passi cruciali per dirigermi verso la tanto agognata felicità. Il primo non è stato così scontato: riconoscere quello che provavo. Molto spesso confondiamo le emozioni con la spinta all’azione che producono. Ci ritroviamo quindi ad agirle senza nemmeno sapere che cosa ci ha mosso e come possiamo nominarlo. Ma se non sappiamo davvero quello che ci sta succedendo, come possiamo trovare una risposta adeguata al nostro bisogno?
