Non c’è nessuna verità in agguato,
il pensiero si posa nei mondi sottili
e fa nidi con le parole,
vie piccole verso la vita
con il silenzio.
Ha molti animali per compagni, veloci
e lenti, giganteschi e filiformi. Ha
sotterranei portentosi
e luce misurata.
Un rettile gli dorme accanto
goffo e sapiente,
macchia e semina,
sa leggere le stelle ma non la grammatica.
Un’emozione avanza sottovento, interroga la pelle.
Quando risponde lo spazio aperto che non ha dove
e le parole vagano tastando il limite, ecco: penso un pensiero.
@Chandra Livia Candiani da “Fatti vivo”
NB. Il titolo è una mia attribuzione
Perchè lasciar andare è, prima di tutto, un atto di ingresso: entriamo in quello che c’è. Non significa rinunciare al cambiamento, al dinamismo, allo scorrere. Lo facciamo a partire da questo ingresso, radicale, nel presente. In fondo lasciar andare è una dichiarazione di non reattività: assaporo tutto fino in fondo, certo che da quel luogo nasca la spinta per il passo successivo. Non lotto ma accolgo e poi lascio che la forza di quello che accade mi porti in una direzione creativa. In una direzione in cui la mia creatività non è contro alla creatività della vita ma ne è parte.
mente non abbiano nessuna relazione. E’ un pensiero che nasce dalla nostra separazione tra corpo e mente. Se ristabiliamo l’originario senso di unità possiamo accorgerci che i movimenti sono speculari a ciò che proviamo mentalmente.
