È uscito da pochissimo un libro fondativo, “Terapia dei sistemi familiari interni” di Richard Schwartz e Martha Sweezy. Un altro “regalo” alla nostra professione della Collana di Psicologia e psicoterapia diretta da franco Del Corno. Un libro per professionisti ma di facile lettura anche per un pubblico colto e appassionato.
È stato uno dei libri che ha dato un contributo fondamentale al mio lavoro sul Reparenting e te ne ho parlato già varie volte, essendo stata fortunata ad averlo letto già nella sua edizione americana del 2020 (Trovi qui un articolo) e avendolo presentato anche al convegno dello scorso anno con la relazione Mindfulness e sistemi familiari interni
Ti offro un brevissimo sunto di questo approccio che vale la pena leggere per esteso.
Siamo equipaggiati per una vita armoniosa ma le nostre difese ci allontanano proprio dalle nostre risorse interne. Le persone che soffrono di un problema emotivo cronico sono vittime di questa mancanza di accesso alle proprie risorse. Tornare ad averne accesso significa rientrare in quella condizione di flusso che rende il cambiamento fluido come la crescita e non il risultato di uno sforzo. Come è strutturato il nostro sistema familiare interno? Schwartz non parla di bambino interiore o genitore (e francamente lo ritengo un sollievo uscire da questa categorizzazione svalutante) ma di tre insiemi di parti: le parti esiliate, le parti manager e i pompieri.
Le parti esiliate sono parti che hanno provato vergogna, paura o dolore emotivo molto intenso e che, per questa ragione, sono state allontanate dal panorama interiore. Hanno aspettato la nostra cura ma, non ricevendola, nel tempo hanno iniziato ad esasperarsi e a dare segnali e sintomi. Le nostre parti manager che hanno il compito di farci muovere nel mondo con competenza e che a volte esagerano nel cercare di prevenire ogni possibile errore. E i pompieri che, pur di impedire la ripetizione del dolore del passato possono comportarsi in modo estremo. L’intenzione è buona ma il risultato è espresso con comportamenti compulsivi e, spesso, distruttivi.
© Nicoletta Cinotti 2023 Addomesticare pensieri selvatici
https://www.nicolettacinotti.net/eventi/mindfulness-e-psicoterapia-formazione-in-reparenting/
La video recensione su instagram#reparenting #berealnotperfect #accettazioneradicale #mindfulnessereparenting
Nella nostra cultura corriamo il rischio di dare un’enfasi eccessiva al raggiungimento di mete ed obiettivi non come espressione della crescita delle nostre potenzialità ma come segno del nostro continuo perfezionarci. Misuriamo la nostra vita in termini di successo e, soprattutto, tendiamo ad identificare quel successo con una crescita. Questa confusione tra crescere e perfezionarsi toglie equilibrio e ci fa confondere i risultati – positivi o negativi che siano – con il senso della nostra esistenza.
Anche se tendiamo a negarlo l’idea del miglioramento è sottilmente ostile nei nostri confronti. Significa che c’è qualcosa che non va, qualcosa a cui subordiniamo la nostra possibilità di accettazione. Mi accetterò quando avrò superato quel problema, quel difetto, e dimostrerò così, a me stesso e agli altri, che valgo, che sono capace, che ho padronanza nei confronti della mia vita. Inoltre l’idea del miglioramento fa pensare a qualcosa di statico, già definito e concluso, che richiede solo un ritocco. Magari grande ma un ritocco.
I progetti di miglioramento hanno l’obiettivo di farci ri-entrare in un gruppo o in un target. E sono un buon modo per spiegare la differenza tra
