Capita a tutti di arrabbiarsi ma la rabbia non ha un’unica origine. Né un’unica natura. C’è una rabbia primaria, che nasce come risposta istintiva a qualcosa che viviamo minacciosamente. La rabbia che proviamo quando c’è un pericolo. Serve a metterci al sicuro, a farci muovere prontamente. A reagire in modo da toglierci velocemente dal pericolo.
Poi c’è un’altra rabbia: quella che è suscitata dai contrattempi, dalle piccolezze che non vanno nella direzione che avremmo voluto. La rabbia suscitata dagli impedimenti, dagli imprevisti, dalle sorprese del presente. Non è lo stesso tipo di rabbia. Non ha la stessa funzione primaria per la sopravvivenza.
È un accessorio che può essere anche molto presente nella nostra vita. È la rabbia di quando sentiamo che il nostro Io ideale è chiamato a scendere sulla terra, a prendere contatto con il fatto che non tutto è sotto il nostro controllo. Non viene minacciata la nostra vita: viene minacciata la nostra immagine ideale. Quella che ci vuole sempre primi, sempre pronti, sempre creatori della nostra vita e della realtà. L’imprevisto, il contrattempo ci ricorda che non è così e noi – anziché ringraziare questa cartolina che ci arriva dal presente – ci arrabbiamo e diciamo alla vita “Come ti permetti di farmi scendere dalle stelle? Io sono nato per vivere in quell’empireo e lì dimorare in ogni momento!”. La vita però è paziente e malgrado la nostra rabbia è disponibile – ogni giorno – a ricordarci la stessa lezione: dimora nel presente, dimora nella realtà. Perché la verità rende liberi e l’illusione imprigiona.
Sei stressato? Sei così occupato a raggiungere il futuro che il presente si riduce ad un mezzo per arrivarci? Lo stress è provocato dall’essere qui ma desiderare di essere lì, o nell’essere nel presente ma desiderare di essere nel futuro. È una frattura che ti lacera dentro. Generare una simile frattura e poi viverci dentro è follia. Il fatto che lo facciamo tutti non lo rende meno folle. Ekhard Tolle
Pratica di mindfulness: Non mi fai più paura
© Nicoletta Cinotti 2026 Reparenting ourselves
Come mai? Perché dai 35 ai 50 lottiamo per avere successo, siamo nel pieno della attività produttiva, e incontriamo le difficoltà relative al raggiungimento dei nostri obiettivi, entrando in una competizione che toglie sapore alle giornate quotidiane, troppo prese dalla fretta di concludere qualcosa. Inoltre per le donne il picco basso della felicità attorno ai 50 anni coincide con il momento in cui, oltre ai consueti impegni familiari, devono iniziare a prendersi cura anche dei propri genitori. Per questa ragione è il momento di massimo picco nello stress!
