Nel racconto biblico della cacciata dal Paradiso, la curiosità di Eva verso il frutto proibito innesca una serie di eventi che conducono lei e la sua discendenza in un mondo di dolore e sofferenza. Questo episodio è ricco di possibili significati: il consumo della mela può rappresentare l’ingresso della vergogna nel panorama emotivo umano, segnato dal momento in cui Adamo ed Eva acquisiscono consapevolezza della loro nudità.
Quello che cattura la mia attenzione è l’irrevocabilità della cacciata: un singolo errore che non permette redenzione. Questa visione riflette un atteggiamento sorprendentemente comune: quante volte consideriamo i nostri errori e fallimenti come irreparabili? E più profondamente, quante volte ci convinciamo che solo attraverso la perfezione potremo essere degni di amore?
Inseguiamo ossessivamente l’eliminazione dei nostri difetti, non tanto per miglioramento personale, quanto per la convinzione che questo ci renderà più amabili. Ma l’esperienza mi ha mostrato una realtà diversa: ho visto persone amate nonostante evidenti imperfezioni, e altre che, pur sforzandosi di essere “perfette”, non riuscivano a conquistare l’amore desiderato.
L’amore è infatti un sentimento spontaneo che sfugge alla manipolazione. È imprevedibile e può sbocciare in qualsiasi circostanza, al di là di ogni logica razionale. L’amore “conquistato” porta con sé una fragilità intrinseca: ogni imperfezione diventa una potenziale causa di allontanamento, come una perpetua minaccia di essere cacciati dal paradiso. Forse, in questi casi, non parliamo di vero amore ma di ammirazione condizionata a standard elevati di perfezione.
Il vero amore resiste agli errori e spesso sopravvive anche alla fine della relazione stessa. Rappresenta una qualità fondamentale della nostra mente: duratura seppur in continua evoluzione. È quella grazia – data e ricevuta – che ci permette di dire autenticamente “sono qui, con te.”
I bambini amano o non amano con assoluta sincerità, e forse amare significa proprio ritornare a quello stato di principiante. È per questo che l’amore porta con sé ansia e incertezza: ci riporta a uno stato di vulnerabilità primordiale, dove ogni dettaglio assume un significato profondo. Ritorniamo all’essenza di ogni cosa, in modo disinteressato, liberi dalla logica del dare e dell’avere.
L’amore autentico ci invita così a superare l’ossessione della perfezione, ricordandoci che la vera connessione umana risiede nell’accettazione reciproca delle nostre imperfezioni.
Ti ama in spassionato modo
la bambina,
come il vento. Chandra Livia Candiani
Pratica di Mindfulness: Self compassion breathing
© Nicoletta Cinotti 2025 Il programma di Mindful self-compassion
