Se c’è un elemento che mi ha sempre prodotto stupore è come, essendo più presente a me stessa, sono più presente all’altro.
Educata all’ascolto altruistico, quello che viene declinato “mettendosi da parte” per aprire la propria porta all’altro, questa è stata una vera sorpresa. Nessun ripiegamento, nessuna chiusura. Nessuna traccia di assorbimento in sé stessi o di arroccamento. La presenza, mettendoci in contatto con noi, ci apre anche al contatto con l’altro.
Questo, alla fine, mi è sembrato il grande regalo della pratica: trovando me stessa mi è più facile e immediato riprendere contatto con il mondo esterno.
Il mondo esterno mediato dai sensi e svelato dall’incontro con l’altro che offre, della realtà, una prospettiva unica.
Così, anziché la fatica dell’ascolto altruistico sono passata alla scoperta dell’ascolto ricettivo in cui significato, emozioni e presenza diventano i tre elementi per poter dire di ascoltare. Il significato di ciò che ascolto è la base sulla quale si collocano le emozioni comprese più profondamente perché ascoltate senza la proliferazione mentale della distrazione. Senza l’impegno a dare. Solo ricevere e, in questo modo restituire presenza.
Più porto l’attenzione all’interno, più sono capace di ascoltare gli altri. Se non sono presente a me stesso, non riesco ad essere presente agli altri. Gregory Kramer
Pratica di mindfulness: Aprire il cuore
© Nicoletta Cinotti 2023 Il Protocollo di Mindfulness interpersonale
Perchè lasciar andare è, prima di tutto, un atto di ingresso: entriamo in quello che c’è. Non significa rinunciare al cambiamento, al dinamismo, allo scorrere. Lo facciamo a partire da questo ingresso, radicale, nel presente. In fondo lasciar andare è una dichiarazione di non reattività: assaporo tutto fino in fondo, certo che da quel luogo nasca la spinta per il passo successivo. Non lotto ma accolgo e poi lascio che la forza di quello che accade mi porti in una direzione creativa. In una direzione in cui la mia creatività non è contro alla creatività della vita ma ne è parte.
mente non abbiano nessuna relazione. E’ un pensiero che nasce dalla nostra separazione tra corpo e mente. Se ristabiliamo l’originario senso di unità possiamo accorgerci che i movimenti sono speculari a ciò che proviamo mentalmente.
