Se c’è una cosa che può costantemente bloccarci questa è l’incertezza. In realtà, non è proprio l’incertezza, ma il modo con cui siamo abituati a reagire all’incertezza. È facile creare interi mondi con la fantasia, ma poi diventa difficile far sì che anche la più piccola di queste cose possa concretizzarsi nel mondo reale. La ragione principale? La paura dell’incertezza. Questa paura può fermarci sul posto, come se fossimo impantanati.
Al momento di candidarsi per un lavoro, o di affrontare una situazione sociale insolita, o anche esibirsi su un palco, l’incertezza ci ferma. Non sappiamo cosa potrebbe succedere, e questo terrorizza. A volte non ce ne accorgiamo ma stiamo inconsciamente evitando di confrontarci con l’esperienza interna proprio per non fronteggiare l’ignoto. Possiamo diventare amici dell’incertezza se ne riconosciamo il valore, perché, per quanto possa essere spiacevole, riconoscendola diamo dignità a qualcosa che è già con noi.
Cosa possiamo fare? Può bastare semplicemente cambiare il modo di relazionarsi con l’incertezza per rendere di colpo la vita più leggera.
L’incertezza è terrificante
L’incertezza è una paura di fondo presente in tutti. Tutti noi vogliamo sapere se le cose succederanno, come accadranno e quando. Ci piace l’idea di poter predire con esattezza come le cose si evolveranno in ogni aspetto. In un certo senso cerchiamo una verità assoluta, ma, tant’è, la vita resta incerta. Più otteniamo risultati concreti e più si aprono incognite. Più siamo rivoluzionari, meno certezze incontriamo.

Tutti noi abbiamo comfort zone, più sicure, e altre meno sicure, più sfidanti. Per qualcuno un evento sociale può esser sufficiente ad innescare la paura dell’incertezza. Per qualcun altro potrebbe essere cercare di ottenere il lavoro dei sogni, intraprendere un nuovo sport o mostrarsi vulnerabili in una relazione. Per molti di noi interagire con persone sconosciute e diverse fa paura. Se andiamo a smascherare le nostre più grandi paure, non è strano trovare che, sotto molti strati di emozioni confuse, c’è un nucleo di incertezza.
Quello che non conosciamo sembra pericoloso. Secondo Peter Levine, nel suo libro “In an unspoken voice” quello che evitiamo viene registrato dal nostro sistema nervoso come una minaccia. A prescindere da quello che evitiamo, il nostro sistema nervoso innesca una reazione difensiva come l’attacco o la fuga. Tra l’altro, questo succede anche se semplicemente immaginiamo la situazione senza esserci dentro..
Non sapere
La realtà quindi è che la vita è incerta. Non importa quante abitudini ci creiamo e quanti trucchi facciamo con noi stessi per sentirci al sicuro, alla fine non sappiamo cosa accadrà. Abbiamo una certa dose di influenza su molte cose all’interno delle nostre vite, ma ci saranno sempre altri aspetti su cui non abbiamo il minimo controllo.
Cerchiamo di conoscere il mondo che ci circonda per avere l’illusione di poter prevedere quello che arriverà. Ci raccontiamo che se ci prendiamo cura di noi, se ci occupiamo degli altri o se lavoriamo sodo, allora le cose saranno sicure, certe. Non lo sono.
Questo demone dell’imprevedibilità sta sotto ad una buona parte delle nostre nevrosi. il punto però non è l’incertezza. È il nostro modo di relazionarci con una realtà imprevedibile che cambia le cose. È la nostra resistenza al concetto di non sapere che ci causa sofferenza. La salute psicologica ci chiede di riconoscere e accettare l’incertezza della vita, l’impermanenza , l’essere in un continuo processo di cambiamento. Invece, per evitare un problema – la paura del cambiamento – ce ne creiamo altri. Copriamo le paure con distrazioni o dipendenze. Potremmo rimanere in una relazione frustrante o bloccarci in un lavoro senza sbocchi che odiamo, per evitare di attraversare il vuoto che è legato al cambiamento.
La mancanza di controllo è sconcertante e se davvero ci concediamo di sentirla, è un po’ come sentire di cadere. Quando però abbracciamo questa sensazione può essere anche esilarante, non c’è più la paura a trattenerci dal fare qualcosa di nuovo. Alla fine, anche nella sensazione di cadere tutto cambia a seconda del significato che attribuiamo alla situazione. Se cadiamo in un dirupo è terrore, ma se saltiamo da uno scoglio, pronti per arrivare in mare, il vuoto ha una natura molto diversa.
Il dono nascosto dell’incertezza.
L’incertezza, in realtà, è il nostro dono più grande. Qualunque cosa desideriamo nella vita, e che non abbiamo già, richiede di tollerare l’incertezza. Si rischia di fallire o di essere rifiutati, una sensazione spiacevole, ma senza prender rischi non ci si permette neanche una crescita, un cambiamento. Si resta con la sofferenza, con un’esperienza frustrante ma familiare.
Fare nuove esperienze allarga il nostro mondo, è solo permettendosi di sbagliare che possiamo crescere e migliorare. Imparare ad amare l’incertezza è una delle cose più rivoluzionarie che possiamo fare.
© Niccolò Gorgoni e Nicoletta Cinotti 2024
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