Forse questo brano è la migliore risposta alla domanda, “Cosa si fa in un Protocollo di Mindfulness Interpersonale?”
Alla fine, la domanda che posso fare a chi mi sta intorno, non è di risolvere il mio problema, ma di aiutarmi a vedere chiaramente cosa è il problema. Ecco una richiesta legittima.
Vedo che c’è un conflitto in me. Mi rendo conto che non vedo chiaramente la situazione, altrimenti il conflitto sarebbe risolto. Non chiedo a qualcuno di liberarmi dai miei problemi, attraverso una medicina o un esercizio. Gli domando di aiutarmi a essere presente a ciò che è. Allora non è una domanda esteriore; è la richiesta di rinviarmi a me stesso. Lì si crea una risonanza. Lì sono possibili tutti gli aiuti terapeutici, amichevoli, di affetto.
Ma non prendete alla lettera tutto quello che è stato formulato. Qui non si danno regole. Niente da fare, niente da proibirsi, da impedire o da favorire.
Non si suggerisce altro che di rendersi conto del modo in cui si funziona. Vedo il mio funzionamento, vedo la paura, la gelosia, la tristezza, la solitudine….
Non è un fare. Non può generare alcun conflitto. Se si chiedesse di fare o non fare qualcosa, si potrebbe creare una certa forma di conflitto. Ma questi seminari non possono creare un conflitto, perché non si chiede di cambiare niente della propria vita. Si continua esattamente come prima e, se un cambiamento avviene, lo si accoglie, come il resto. È perché non c’è nulla da cambiare che si può essere disponibili. In questa disponibilità, il cambiamento avviene secondo le proprie modalità e non secondo un progetto da perseguire….Eric Baret
© www.nicolettacinotti.net “Addomesticare pensieri selvatici”
conosciamo, non si verifica. Il punto è cosa intendiamo per “conoscere”. L’uso dei social infatti ha esteso la sensazione di conoscere qualcuno anche a persone che normalmente non considereremmo “amici” e sviluppato il mostrare le proprie risorse, capacità e abilità. Insomma ha alimentato proprio due degli ingredienti basilari dell’invidia: conoscersi(1) e percepire una disuguaglianza (2) ritenuta ingiusta.
Le risonanze magnetiche fatte dai soggetti che partecipavano all’esperimento giapponese citato sopra hanno mostrato che più i partecipanti all’esperimento provavano invidia, più si attivava la corteccia cingolata anteriore dorsale. Quest’area del cervello è coinvolta nei sentimenti conflittuali e fa parte del circuito del dolore: la partenza è quindi il dolore di sentirsi inferiori e l’invidia la reazione a quel dolore nel tentativo di averne sollievo.
La nostra cultura è una cultura dipendente dall’approvazione che riceviamo dagli altri. Siamo cresciuti a competizione spinta e il confronto è spesso usato come strumento di stimolo educativo. Insomma, in poche parole non ci rendiamo conto di costruire oggi, i problemi di domani.
