A volte mi sento nuda con due strumenti fragili in mano: dei cimbali e delle poesie.
Niente di più vulnerabile: come essere stelo di papavero lungo la strada. Eppure quando suono per tre volte i piccoli cimbali che porto con me, oppure la campana, si crea subito silenzio. Non è necessario insistere: tre suoni perché il brusio si trasformi in disposizione all’ascolto. Questa è la forza della gentilezza. Se urliamo avremo bisogno di urlare sempre di più. Se affermiamo con precisione e gentilezza richiamiamo a quella stessa gentilezza e dignità nelle persone che ci ascoltano.
La gentilezza, con la sua esposizione di vulnerabilità, richiama in noi rispetto. Sarebbe così facile schiacciarla che ci rendiamo, invece, cauti. Non ci vuole molto per praticarla. Ci vuole fiducia e radici. Fiducia perché esporre la gentilezza è una dichiarazione di pace. Radici perché abbia il tempo di lasciare un segno e scendere in profondità.
Pratica di Mindfulness: Trovare parole di conforto
Che io possa conoscermi e accettarmi così come sono e da questa conoscenza nasca per me un’occasione di crescita. Che io possa conoscere la geografia delle mie esperienze e che possa accettarle così come sono. Che io possa essere felice. Che io possa trovare la radice della felicità. Che io possa essere gentile con me. Che io possa essere gentile e vedere l’essenza delle cose. Che io possa essere gentile davanti a verità amare e dolci. Che io possa essere gentile davanti a qualsiasi verità
© Nicoletta Cinotti 2025 Primavera: Ricominciare
conosciamo, non si verifica. Il punto è cosa intendiamo per “conoscere”. L’uso dei social infatti ha esteso la sensazione di conoscere qualcuno anche a persone che normalmente non considereremmo “amici” e sviluppato il mostrare le proprie risorse, capacità e abilità. Insomma ha alimentato proprio due degli ingredienti basilari dell’invidia: conoscersi(1) e percepire una disuguaglianza (2) ritenuta ingiusta.
Le risonanze magnetiche fatte dai soggetti che partecipavano all’esperimento giapponese citato sopra hanno mostrato che più i partecipanti all’esperimento provavano invidia, più si attivava la corteccia cingolata anteriore dorsale. Quest’area del cervello è coinvolta nei sentimenti conflittuali e fa parte del circuito del dolore: la partenza è quindi il dolore di sentirsi inferiori e l’invidia la reazione a quel dolore nel tentativo di averne sollievo.
La nostra cultura è una cultura dipendente dall’approvazione che riceviamo dagli altri. Siamo cresciuti a competizione spinta e il confronto è spesso usato come strumento di stimolo educativo. Insomma, in poche parole non ci rendiamo conto di costruire oggi, i problemi di domani.
