Ogni giorno facciamo molti cambiamenti spontanei. Probabilmente facciamo diversamente molte cose: dal cibo che mangiamo, a come ci alziamo dal letto. Da cosa leggiamo, alla strada che facciamo per andare al mercato.
Vediamo con più facilità le ripetizioni perché sono rassicuranti e perché, lo sappiamo, la ripetizione segna e rafforza un percorso. Le ripetizioni disegnano una strada.
Così, per cambiare, non avremmo bisogno di molto. Solo di accorgerci di una di queste novità, uno dei cambiamenti spontanei che facciamo e che perdiamo nella nostra dis-attenzione. Se ce ne accorgessimo seguiremmo la nostra curva naturale di crescita, quella che incontra minore resistenza. E giorno dopo giorno finiremmo per cambiare senza sforzo, senza pesantezza. Non ci vuole molto: basta scegliere quel cambiamento spontaneo e seguirlo come seguiremmo un cucciolo, un fiore appena sbocciato. Perché una parte di noi è lì che aspetta solo un nostro segnale per crescere. Aspetta solo un nostro segnale per essere felice. Aspetta solo la nostra attenzione.
Con una cautela: cambiare non vuol dire criticare ciò che non siamo: vuol dire accorgersi di come siamo – proprio in questo momento. E poi la rivoluzionaria energia della nostra attenzione farà il resto.
Coltivazione (bhavana in pali) è un termine agricolo: evoca il piantare semi, annaffiarli e proteggerli per dargli il tempo di crescere. Il seme della mindfulness è qualcosa che ha un potenziale simile a quello della ghianda. può diventare una quercia. Jon Kabat Zinn
Pratica del giorno: Grounding per mettere radici
© Nicoletta Cinotti 2026
