Sono moltissime le cose che facciamo per mettere il silenziatore alla nostra inquietudine. E altrettante quelle che facciamo perché non tolleriamo la pausa. Spesso questi due aspetti sono collegati: non tolleriamo la pausa, la sospensione, il silenzio perché l’inquietudine si fa sentire. L’azione – e le parole – ci permettono di dare una forma all’energia che spinge e anima la nostra inquietudine.
Eppure l’inquietudine non è che una voce, a volte forte, che ci chiede di essere ascoltata. È la nostra voce.
Ogni volta che agiamo reattivamente non ci permettiamo di ascoltare quello che sta davvero accadendo ma attiviamo il solito pilota automatico. Nelle relazioni il pilota automatico vuol dire agire sulla base di un pre-giudizio, sulla base delle nostre esperienze passate. Sulla base della categoria del piacevole o della spiacevole. Eppure, malgrado la nostra profonda convinzione, il piacevole non vuole sempre dire sicurezza e lo spiacevole non vuole sempre dire pericolo.
Praticare Pausa nelle relazioni non richiede tempo: significa riconoscere che ciò che ci sembra spontaneo spesso è reattivo e predeterminato dal nostro passato. Che più l’emozione è intensa più acquistiamo una vertiginosa velocità reattiva. Che reagendo ci convinciamo che il nostro dolore passato sia ancora presente, anche se non è vero. Che tante cose, se aspettiamo, si trasformano, senza bisogno di trovare una soluzione a tutto.
Più esploriamo quello che accade senza agire più acquistiamo una tendenza nuova: la consapevolezza
Fermarci ci orienta alla calma, al rallentare, al vedere noi stessi in una cornice di riferimento più ampia. Quando facciamo Pausa diminuisce l’attaccamento al dolore, si ha una momentanea sospensione della reattività alla rabbia, ci si rende conto della vacuità dei fenomeni, o, forse, si conosce la pace. Gregory Kramer
Pratica di mindfulness: Praticare pausa
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo di mindfulness interpersonale
Da innamorati torniamo adolescenti, con le stesse incertezze e le stesse eroiche grandiosità. Possiamo viaggiare tutta la notte per fare una sorpresa e, nello stesso tempo, sentirci imbarazzati perché abbiamo un po’ troppa pancia. Proprio come adolescenti possiamo fare di tutto per attirare l’attenzione e poi nasconderci aspettando che ci vengano a cercare. Visto che l’innamoramento è uno stato nascente, è pieno di promesse: alcune si realizzeranno, altre no. È importante riprendere il senso della possibilità, uscire dall’impressione che la nostra vita scorra su binari troppo conosciuti. È questo quello che rende l’innamoramento così simile alla mindfulness. Anche le cose che normalmente ci disturbano diventano di secondaria importanza, almeno per il momento perché poi, quando l’innamoramento diventa una relazione stabile e duratura, tutto può cambiare. Nel passaggio dall’innamoramento all’amore facciamo, molto spesso, il percorso inverso. Iniziamo a pensare che, se l’altro ci ama, non dovrebbe mai fare qualcosa che ci disturbi. Ovviamente non è vero e, soprattutto, questo genera un rapporto basato sull’accondiscendenza più che sulla sincerità. La diversità è una risorsa e il modo migliore per accoglierla è proprio lo stesso che abbiamo quando siamo innamorati: interesse, curiosità e non giudizio. Non è detto che ignoriamo la diversità dell’altro ma, nella fase dell’innamoramento, ci appare, giustamente, come una possibilità in più e non come una minaccia–cosa che spesso accade quando la relazione diventa più stabile. In fondo, innamorarsi è arrendersi, ma la capacità di arrendersi all’amore è molto condizionata dal nostro carattere: se abbiamo bisogno di dominare, sarà per noi molto difficile farlo. Arrendersi non vuol dire diventare accondiscendenti, anzi è proprio l’opposto: significa permettere che l’altro sia così com’è e consentire a noi di essere proprio come siamo; significa accogliere la possibilità di diventare diversi senza sforzarsi nella direzione di un cambiamento voluto. Accettare di essere differenti non è un obbligo, altrimenti diventa uno stress inutile e intenso. In qualche modo, impariamo ad amare nello spazio che le nostre difese lasciano libero alla possibilità di aprirsi.”
