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erri de luca

Il sentimento dell’amore e lo stare in relazione

24/08/2023 by nicoletta cinotti Lascia un commento

In genere pensiamo che se si ama qualcuno poi tutto venga di conseguenza: decisioni giuste, comportamenti sincronici, sintonia, armonia ( e chi ha più ideali aggiungerebbe ancora altro…).

I sentimenti però non li proviamo in uno spazio vuoto ma li sentiamo nel pieno del nostro carattere ( e anche del nostro brutto carattere). E, soprattutto, il sentimento dell’amore lo proviamo dentro il nostro modo di stare in relazione. A volte, per quanto sia grande l’amore che proviamo per una persona, la forza dell’attrazione, e il desiderio che ci suscitano non sono in grado di fare nulla rispetto al nostro modo di stare in  relazione. Perché l’abbiamo imparato a memoria dalle prime relazioni d’amore che sono – ahimè – quelle con i nostri genitori. Dico ahimè non perché i genitori sbaglino sempre qualcosa. Dico ahimè perchè spesso chiediamo all’amore cose che non abbiamo avuto dai nostri genitori. Mettiamo così una prima ipoteca sul nostro amore: quello che ci permetta di pagare i conti in sospeso del passato.

La seconda ipoteca è che noi abbiamo appreso uno stile di attaccamento ( cioè uno stile di relazione) e tendiamo a metterlo in atto nelle nostre relazioni d’amore significative. Così io posso anche amarti intensamente ma se il mio stile d’attaccamento è ambivalente avrò un modo ambivalente di stare in relazione (per esempio ti dirò che ti amo tantissimo ma starò con te pochissimo). Oppure se ho uno stile d’attaccamento insicuro mi domanderò spesso se quello che provo è un sentimento autentico oppure se l’altro prova un sentimento autentico. Questa seconda ipoteca è certo più dannosa della prima e ha un tasso d’interesse altissimo: cerchiamo prove in continuazione anziché rilassarci e gustarci quello che abbiamo.

Forse potremmo iniziare – dentro di noi – a portare la luce della consapevolezza sul fatto che i sentimenti sono una cosa e il modo di stare in relazione può essere qualcosa di completamente diverso. Forse potremmo riconoscere che, anche se amiamo tantissimo, a volte siamo pestiferi. Invece attribuiamo alle qualità dell’amore i difetti del modo di stare in relazione e così lasciamo persone che ci hanno amato tantissimo perchè stavano malissimo in relazione con noi e stiamo con persone che amiamo poco perché stanno benissimo in relazione con noi. E siamo sempre scontenti per qualcosa.

Esplorare com’è il nostro modo di stare in relazione è davvero interessante. Molto più interessante che fare ipotesi fantascientifiche sul perchè l’altro si comporta così. L’amore cambia il carattere ma non quello dell’altro: il nostro. Soprattutto se togliamo le ipoteche sullo stare in relazione.

Perché esiste l’attesa? L’attesa di cosa? Se mamma non viene tu l’aspetti? Certo! Se manca la luce aspettiamo che torni? Non riesco a seguirti ma non fa niente. Sì, aspettiamo che torni. Per ogni cosa che fa tardi e bisogna aspettare noi siamo sempre in attesa?…Papà, se io non voglio stare in attesa e voglio stare senza attesa, posso?…Se tu sarai capace di stare senza attesa vedrai cose che altri non vedono. Erri De Luca

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2023 Mindful self-compassion: Emozioni e relazioni

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Mettere a fuoco

01/12/2017 by nicoletta cinotti Lascia un commento

Fino a qualche anno fa le macchine fotografiche non avevano la messa a fuoco automatica: era l’occhio del fotografo che faceva il lavoro, non banale, della messa a fuoco.

Non è un lavoro banale perchè, mettendo a fuoco, si sceglie a cosa dare la priorità e cosa lasciare sullo sfondo e si può alterare la prospettiva con cui si guarda alle cose.

Questa però non è un’azione che riguarda solo la fotografia: in realtà noi, ogni giorno, scegliamo cosa mettere a fuoco e a cosa dare la priorità. E questo modifica la prospettiva con la quale guardiamo alle cose che ci accadono e a quelle che abbiamo di fronte. Potremmo dire che quando siamo preoccupati abbiamo a fuoco solo una cosa: quella che sta andando male o quella che temiamo che stia andando male.

Quando invece siamo sereni la nostra prospettiva si apre e diventa panoramica, cogliamo più particolari e vediamo meglio la relazione tra le diverse parti. Oltre a questo però è necessario aggiungere un altro aspetto, implicito nella messa a fuoco. Vediamo prima quello a cui noi diamo valore. E questo è, per me, una continua fonte di stupore. Perchè nella nostra definizione di valore tendiamo ad essere molto egocentrici. pensiamo che gli altri abbiano le nostre stesse priorità e il nostro stesso orientamento di valore.

Il valore però è squisitamente soggettivo ed è il punto d’incontro tra la nostra etica (non la nostra morale) e i nostri bisogni. Orienta non solo il nostro sguardo ma il nostro cuore. E soffre terribilmente quando siamo distratti perchè perdiamo la messa a fuoco. Così, quando siamo distratti, non corriamo solo il rischio di fare sciocchezze: corriamo il rischio di non seguire i nostri valori. E di rimpiangere poi una fatale dimenticanza.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite.

Erri De Luca

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBSR

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Valore

25/11/2014 by nicoletta cinotti Lascia un commento

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual’è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato,qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto

Erri De Luca – Opera sull’acqua, Einaudi, 2002

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