Questo diploma, che vedi nella foto ha una storia che vorrei raccontarti perché è un pezzetto, prezioso.
Ho completato il percorso per diventare insegnante pienamente certificata per i Programmi di Mindful Self-compassion negli ultimi mesi di vita di mia madre. È un percorso a cui puoi accedere dopo aver condotto un certo numero di programmi e dopo aver fatto due precedenti step formativi. È impegnativo perché accetti di filmare il tuo lavoro e di sottoporti al giudizio di un supervisore. Proprio perché è emotivamente, fisicamente, economicamente e praticamente impegnativo prima di iniziare devi compilare un questionario in cui ti viene chiesto se ci sono nella tua vita condizioni ostative alla partecipazione a questa fase finale di valutazione.
Io sapevo che mia madre era terminale. Mi sono domandata se scriverlo oppure no e ho deciso di non dirlo perché non volevo che la morte fosse considerata una condizione di eccezionalità. Capita tutti i giorni quello che sta succedendo a noi, mi sono detta. Non ho niente di diverso da quello che molti altri stanno sperimentando. Man mano che il percorso andava avanti mi ripetevo spesso questa stessa domanda, proprio mentre il supervisore, Marta Alonso Maynar, andava in profondità nel mio modo di lavorare. Contemporaneamente conducevo il Programma che veniva interamente filmato insieme a Cinzia Orlando, compagna, a questo punto, di molte avventure.
Non potevo fare a meno di chiedermi perché mi ero sfidata così tanto. Me lo chiedevo ogni mattina, quando andavo da mia madre e, malgrado le sue condizioni, la portavo a passeggiare in carrozzina, sotto gli sguardi compassionevoli del personale che deve aver pensato fossi una specie di matta. Arrivavo ogni giorno al bar più elegante e le compravo una mini bavarese che miracolosamente riuscivo a farle mangiare almeno un po’. Poi la riportava in struttura e mi sentivo come quando lei mi lasciava all’asilo, a ruoli invertiti. Torno presto mamma, le dicevo salutandola e il resto del giorno lavoravo e pensavo a lei e alla bavarese della mattina dopo. Al personale del bar che, con la loro gentilezza, mi dichiaravano di aver capito quale battaglia stavo combattendo e malgrado non fossimo proprio nell’outfit giusto per quel bar mi dicevano che stavano dalla mia parte.
Perché se la morte ti prende qualcosa tu devi restituire qualcosa alla vita. Diventa inevitabile farlo.
Ho capito che era per questo che avevo scelto di fare lo step finale malgrado tutto quello che stava succedendo. Non sarei riuscita a farlo senza i partecipanti al Programma di Mindful self compassion del gennaio 2023, che ringrazio ad uno ad uno nel mio cuore in ogni giorno. Non avrei potuto farlo senza il sostegno di Cinzia e la sua capacità di essere “scialla”. Non avrei potuto farlo senza la fiducia incondizionata che Marta Alonso ha avuto in me e nel mio modo di lavorare. temevo mi dicesse che sono bislacca e invece mi ha detto tante cose tra cui una che condivido con te
She has a natural ability of being solid, clear, serene and creates an atmosphere of easiness
and warmth in the group. I could observe and enjoy these competencies watching the
videos. And I highly enjoyed her transparence sharing the plain truth about her pain and
setbacks but also admired her resilience and presence.
È vero, come diceva Totò, gli esami non finiscono mai. È per questo che la morte non vince ma semplicemente cammina accanto alla vita come la notte cammina accanto al giorno. Alla fine, semplicemente, torniamo a casa.
Tutti tornano
dove si sono sentiti amati.
In macchina. In bici.
In ginocchio.
In una casa. In una via.
In un paese. In un cimitero.
Tutti tornano
dove si sono sentiti amati.
Presto. Tardi. Fra tanto tempo.
Da piccoli. Da grandi. Da vecchi.
Ridendo. Piangendo. Impauriti.
Ma tutti tornano
dove si sono sentiti amati
In un ricordo. In un pensiero.
In un abbraccio. In un sogno.
Linda Valentinis
© Nicoletta Cinotti 2023 Dedicato a mia madre che si chiama Carla Gigli
