Diversi anni fa ho avuto due interventi alla testa. Non avevo mai visto quelle cicatrici: quando ho avuto gli interventi erano coperte dalla medicazione e quando sono uscita dall’ospedale erano coperte dai capelli. È stato un momento in cui la mia vita ha fatto una curva, ha preso una nuova direzione e anche se è stato difficile posso dire, oggi, che è stato una vera benedizione.
Così quando mi sono tagliata i capelli ho visto le cicatrici per la prima volta. Ho una testa ammaccata. Forse ho avuto il cuore ammaccato e non solo per me, ma tutti noi portiamo cicatrici non visibili, nascoste dietro le maschere quotidiane. Poi si svelano e se siamo fortunati si svelano quando siamo pronti a guardarle senza troppa paura.
Ho capito così il senso del tagliarsi i capelli: quando torni al quotidiano non sei come prima. Hai tutto il tempo del loro lento ricrescere per dire e per dirti che non è tutto uguale a prima. Hai potuto vedere per la prima volta cicatrici che sapevi che c’erano ma che non avevi mai visto. Hai potuto affacciarti ad una nuova realtà e sai che la tua vita ha fatto un’altra svolta, una svolta radicale che mi ha dato la consapevolezza che ognuno di noi ha, in sè, due potenti fattori di crescita e guarigione: la gioia e la fiducia.
Ecco perché lo scoraggiamento è così pericoloso: perché abbassa questi due potenti fattori. Non dobbiamo farci scoraggiare dalle difficoltà. Spesso sono maestri da cui possiamo imparare tantissimo. Non sono segni premonitori dell’impossibilità ma segni premonitori della direzione – nuova – che ci aspetta
Quando ci chiudiamo e diventiamo difensivi – che sia per 5 minuti, per pochi giorni, mesi o anche per tutta la vita – ci tagliamo fuori, non escludiamo gli altri ma noi stessi Susan Gills Chapman
Pratica di Mindfulness: Gatha di pace
© Nicoletta Cinotti 2023 Il programma di Mindful Self-compassion online
La compassione nei confronti di se stessi si realizza attorno a tre elementi essenziali: la gentilezza che trasforma la durezza e la critica giudicante in comprensione; il riconoscimento della nostra umanità condivisa, ossia l’esperienza di connessione con gli altri e con la vita al posto del senso di alienazione ed isolamento; e, infine, la Mindfulness, ossia la capacità di tenere la nostra esperienza in una consapevolezza equilibrata tra interno ed esterno, anziché esagerare o ignorare il nostro dolore o disagio. È necessario combinare questi tre elementi per espandere la nostra capacità di self compassion.
che rischia di essere più un atto formale che sostanziale. Inoltre siamo quasi totalmente distratti dall’idea di nutrire una gentilezza nei confronti di noi stessi. Anzi, accogliamo i nostri errori con asprezza, vergogna e in qualche modo riteniamo assurda l’idea di confortarci. Eppure lo sviluppo di una matura capacità di regolazione delle nostre emozioni, passa proprio attraverso la crescita della nostra capacità di consolarci. La capacità di confortarci è uno dei segnali di maturità emotiva dei bambini: una abilità che alla nascita è quasi totalmente affidata alla cura dell’ambiente esterno. Da adulti, la nostra incapacità di gentilezza nei confronti di noi stessi, si traduce in una serie di richieste – implicite o esplicite – rivolte agli altri. Ci aspettiamo che l’esternazione del nostro dolore susciti cura, attenzione, comprensione e, infine, gentilezza. Questa aspettativa rimane spesso delusa: perché da adulti pensiamo che ognuno sia capace di confortare se stesso e di non dipendere dall’intervento esterno. Questo non significa che non dobbiamo condividere o aiutare: significa piuttosto che non dobbiamo affidare agli altri quello che non abbiamo nemmeno tentato di fare: ossia non dovremmo affidare alla regolazione interattiva le nostre emozioni, se non dopo che abbiamo visto che esiste una sostanziale incapacità di autoregolazione
Le nostre emozioni sono fonti importanti di informazioni: anziché giudicarle dovremmo guardarle con interesse e curiosità e imparare come confortarci e come attivarci, quando siamo troppo ritirati. In ogni caso le emozioni suscitano risposte anche negli altri e sono suscitate dai nostri scambi relazionali. Anche quello che accade nella relazione con gli altri ha l’effetto di attivarci – positivamente o eccessivamente – o confortarci ma l’aspettativa è che un adulto non dipenda troppo dai processi interattivi per il conforto e l’attivazione e che ci sia un equilibrio dinamico tra quanto contiamo su di noi – autoregolazione – e quanto contiamo sugli altri – regolazione interattiva.
