Arriviamo nella vita con la convinzione di partire più o meno in pari. Sappiamo che non è proprio così ma ci facciamo i conti con lentezza. Passiamo anni ad aspettare che la vita ci dia le pari opportunità e se queste opportunità non arrivano possiamo passare anche molti anni a lamentarsi con l’ingiustizia che abbiamo subito nella speranza che qualcuno ponga rimedio.
Accettare che la vita non è giusta è uno dei passaggi più difficili del diventare adulti. un passaggio che non ha giustificazioni o spiegazioni. O almeno non dovrebbe averle. Purtroppo ci ostiniamo a cercare queste giustificazioni e sotto sotto un. colpevole finiamo per trovarlo sempre. Ce l’abbiamo in casa: all’inizio sono i nostri familiari. Dopo, quasi sempre, i colpevoli crediamo di essere noi. Noi che sbagliamo qualcosa. che attiriamo le persone sbagliate, non siamo abbastanza disciplinati o siamo troppo ubbidienti. Non facciamo le scelte professionali giuste o perdiamo tempo dietro sogni irrealizzabili. Insomma alla fine c’è un binomio tremendamente feroce. se le cose non sono andate e non vanno come vorremmo la colpa e della vita e, in fondo in fondo, la colpa è nostra. Solo, segretamente, esclusivamente nostra. Senza scusanti.

Così quando ho trovato la meditazione sul perdono di Larry Yang l’ho trovata geniale. Non possiamo limitarci a perdonare chi ci ha fatto male perché il nodo che il perdono ha bisogno di sciogliere è un nodo grosso. Abbiamo bisogno di perdonare chi ci ha fatto male, abbiamo bisogno di essere perdonati perché anche noi abbiamo fatto male ma il vero perdono, quello grande, che libera il cuore, quello che io chiamo il re e la regina del lasciar andare, è il perdono nei confronti della vita e il perdono nei confronti di noi stessi.
Se siamo stati fortunati non siamo stati feriti e non abbiamo ferito ma è impossibile che la vita non abbia fatto qualcosa che le dobbiamo perdonare. Qualche scherzo come una malattia, una persona sbagliata, un sogno fallito, una perdita inattesa. Ed è altrettanto impossibile che non ci sentiamo, in qualche modo misterioso, colpevoli per quello che accaduto. Perché il male è così incomprensibile che per accettare che esista dobbiamo pensare che sia colpa nostra, che sia un’oscura punizione di un’oscura colpa.
Pratica di self-compassion: Le quattro direzioni del perdono
© Nicoletta Cinotti 2024 Autunno: lasciar andare
Ho appena finito di guardare la diretta di martedì con Andrea Fiacchi per l’anteprima di Diparola festival su “Scrivere storie di guarigione. Per ascoltarla clicca sulle parole sottolineate!




