Cos’è che rende unica l’esperienza dei protocolli mindfulness? cos’è che la rende ripetibile? cos’è che la differenzia da altri approcci?
Me lo sono domandata a lungo quando ho iniziato a praticare e poi ho trovato la mia risposta: è il metodo. Al di là delle pratiche e della loro efficacia, capisci che c’è un metodo che va ben al di là dei singoli argomenti, delle singole pratiche e dei singoli incontri. Non è solo la suggestione che ci offrono le indicazioni e i temi affrontati, è quel metodo che diventa un filo rosso dell’esperienza. Quando ho iniziato a pensare alla mia pratica personale come un metodo rivoluzionario, ho capito che avevo trovato il mio filo rosso. Ho capito che il Minotauro non mi faceva più paura perché qualunque mostro avessi incontrato avrei avuto un metodo per uscire dal labirinto. Questo ha fatto Arianna regalando il filo a Teseo: gli ha offerto un metodo per la salvezza. Avrebbe potuto non prendere quel filo, per arroganza, diffidenza o paura. Anche noi possiamo scegliere di non prendere quel filo, di inventare la ruota da soli ma la saggezza condivisa è un grande tesoro.
Così questo è quello che oggi cerco di fare: non è mindful writing, suggestioni di scrittura, coltivazione della creatività. È condividere un metodo perché ognuno di noi possa trovare la sua via d’uscita dal labirinto delle emozioni difficili, delle situazioni dolorose. Allora, quando abbiamo imparato il metodo giusto per noi, sapremo venir fuori e sarà come nascere un’altra volta. Come dichiarare la possibilità di rinascere continuamente.
Gioia e dolore si gonfiano, estranei alla lente d’ingrandimento della rugiada. Non lo sappiamo veramente ma lo intuiamo: c’è un vascello ausiliario per la nostra vita che viaggia su tutt’altra rotta. Mentre il sole fiammeggia dietro le isole. Tomas Tranströmer
Pratica di mindfulness: Permettere e lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2024 Ultimissimi giorni e posti per il protocollo MBSR




