
Sono sempre stata convinta di non essere una persona ansiosa. O meglio di essere ansiosa per i grandi temi, quelli macro-economici e ambientali rispetto ai quali non puoi fare molto e, proprio per questa ragione, mi spaventano.
Poi ho incominciato a rendermi conto che quando le cose non vanno come vorrei mi sento inquieta e che faccio davvero molto per farle andare nella direzione desiderata. Studio, mi preparo, organizzo. Poi, se qualcosa salta, ho una tolleranza zero, sembro il vecchio sindaco di New York, Rudoplh Giuliani. Ci scherzo sopra ma, a questo punto, ho una lista abbastanza precisa dei sintomi da ansia dell’imperfezione: torpore o agitazione, pugno nello stomaco o sul petto, ritiro, vampata di calore, testa vuota o cuore vuoto. Non arrivano tutti insieme ma compaiono in un’ordine vario e rispondo così velocemente a questi segnali che quasi mi sembra di non averli. Il punto è che l’ansia rende veloci anche i lenti.
Alla fine la conclusione è semplice: più ho fiducia in me e più sono in grado di tollerare i miei errori e metterli nella giusta proporzione. Toglierli dalla lente d’ingrandimento del perfezionismo e rimetterli nella lente dell’accettazione è come passare dalla graticola di agosto ai primi freschi di settembre. Sbagliare è normale e la prima persona (e a volte l’unica) che se ne accorge sono io. È come se l’ansia rendesse egocentrici e credessimo che tutto il mondo gira attorno a noi. In quell’egocentrismo perdiamo il senso delle proporzioni e le riacquistiamo quando, con un atto di gentilezza, accettiamo che il nostro desiderio di perfezione è come la tentazione del troppo: fa sentire avidi anche quando abbiamo la bocca piena. In fondo l’ansia della perfezione è un animale del passato: non vogliamo mai scendere sotto il livello precedente. Entriamo in competizione con noi stessi, con il noi più giovane che siamo stati e pretendiamo che le nostre performance siano sempre in escalation. Forse ognuno di noi sogna di toccare il cielo e non ci accorgiamo che abbiamo già bucato le nuvole!
La vergogna è un’emozione sociale: temiamo il giudizio degli altri e, per metterci avanti, iniziamo a giudicarci, in modo severo e impietoso. da L’ansia dell’imperfezione in libreria dal 10 settembre
Pratica di mindfulness: Non sapere è la più grande intimità
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