Siamo viaggiatori attraverso il tempo. I ricordi sono le nostre valigie e proprio come quando prepariamo le valigie non smettiamo di domandarci che cosa ci è utile e necessario portare e che cosa potremmo lasciar andare, semplicemente dimenticare o considerarlo come consideriamo ciò che è passato, qualcosa che non accende più i nostri interruttori.
A volte è difficile buttar via qualcosa, eppure, se non lo facciamo, rischiamo di finire schiacciati sotto un peso che chiamiamo memoria. A volte non è ciò che è accaduto nel presente ma la memoria del passato che si riaccende e dà significato a quello che accade, un significato molto più grande di quello che ci sarebbe necessario. Costruiamo castelli dove potrebbe esserci solo acqua che scorre. La nostra fantasia a volte è un costruttore che guarda troppo al passato.
Il fiume non reclama il possesso dell’acqua che gli scorre dentro, anche se nulla è più intimo del suo rapporto con l’acqua che disegna le sue rive e la sua stessa esistenza. Noi potremmo essere come il fiume, lasciare che l’acqua del ricordi scorra. È una fatica inutile cercare di trattenere le cose più profonde, perchè ci hanno dato forma e hanno l’intenzione di portarci avanti. A questo servono i ricordi: non a conoscere il passato ma a portarci verso il futuro.
Cii portiamo dietro più del necessario, trattenendo il dolore, tenendo ferma la memoria per cercare soluzioni a quello che successo. Il regalo più utile che possiamo fare a noi stessi è permettere alla nostra vita di scorrere come un fiume. Come un fiume, aperta e mutevole. Come un fiume desiderosa del mare
Il fiume non trattiene l’acqua che gli scorre dentro. Mark Nepo
Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume
© Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di Mindful self-compassion
