Ci sono poche cose davvero pericolose nel mondo degli affetti: una di queste è il senso di esclusione.
Quando veniamo esclusi si riattiva l’ancestrale sistema d’allarme che faceva temere l’esclusione dalla tribù perché significava la morte. Essere esclusi è una specie di morte sociale. Una morte vissuta essendo vivi.
Questo dolore si nutre sia attraverso l’essere esclusi che l’escludere: ogni volta che escludiamo qualcuno dalla nostra vita nutriamo quella riserva ancestrale di dolore e pericolo.
Ecco perché nella pratica di Metta o gentilezza amorevole – una delle pratiche della tradizione vipassana – le benedizioni vengono rivolte progressivamente a tutti. Si attraversano tutti i cerchi dell’intimità: noi stessi, le persone che amiamo, le persone con cui abbiamo una conoscenza superficiale, le persone con le quali abbiamo una relazione difficile e, infine, tutti gli esseri. Per essere sicuri che nessuno venga escluso, a partire da noi stessi.
Molto spesso, il modo più profondo e nascosto che abbiamo per nutrire l’esclusione è proprio quello che proviamo quando consideriamo parti di noi non accettabili. È il primo cerchio – quello più intimo – che nutre il dolore più profondo e le bugie che raccontiamo agli altri nascono da questa, nascosta, separazione da sé.
Grazie alla nostra saggezza, smettiamo gradualmente di rinforzare le nostre abitudini, che non fanno che aggiungere dolore al mondo. Pema Chodron
Pratica di mindfulness: Respirare per me, respirare per te
© Nicoletta Cinotti 2023 Il Programma di Mindful Self-compassion intensivo residenziale
https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/orientamento-al-programma-di-mindful-self-compassion/
Le relazioni sociali devono essere appropriate per la situazione fisiologica che abbiamo altrimenti, anziché fornire supporto, diventano una fonte di stress. Possiamo quindi dire che la teoria polivagale affronta il tema della risonanza fisiologica delle interazioni sociali, dove le interazioni mente-corpo non sono considerate legate da una correlazione ma sono considerate la stessa cosa vista sotto due profili diversi. Una piena aderenza quindi al principio reichiano dell’i
Per questo il nervo vago riveste un ruolo centrale nella teoria di Porges: infatti permette la comunicazione tra la periferia del corpo e il cervello e può veicolare i segnali di rassicurazione, cioè di assenza di pericolo. Cosa ancora più interessante per l’analisi bioenergetica è che il nervo vago risponde ai processi di espirazione, uno degli obiettivi del lavoro corporeo che mira a restituire spazio al respiro nell’aspetto dell’allungamento più che del volume. una respirazione sana infatti è una respirazione che è “lunga”
La teoria polivagale ipotizza tre sistemi gerarchici di risposta agli stimoli ambientali: il primo livello è costituito dal sistema nervoso autonomo. C’è poi un sistema di soglia che regola la percezione del dolore e che può eliminare la percezione del dolore stesso quando supera una certa soglia, come espresso nei lavori di Porges sulla
