Avere la testa sul collo era una raccomandazione che ha accompagnato tutta la mia adolescenza. Evidentemente i miei genitori avevano dei dubbi su dove fosse collocata la mia testa: forse nelle nuvole? Il problema è che questa raccomandazione induce e sostiene uno dei blocchi più forti: quello del collo, per l’appunto.
Il collo infatti raccoglie le tensioni legate alla connessione mente – corpo. E’ una struttura muscolare poco sviluppata alla nascita, tanto che i neonati non sono in grado di tenere la testa su da soli e imparare a farlo è uno dei primi compiti di sviluppo e anche uno dei criteri diagnostici su come sta crescendo. Un movimento chiave, quindi, per l’assetto del corpo e per la possibilità di apprendere altri movimenti, come ruotare su un fianco, gattonare, camminare.
La genesi dei muscoli del collo
I muscoli del collo e del volto si sviluppano funzionalmente già a livello prenatale, garantendo le possibilità espressive del viso alla nascita ma il controllo volontario della testa è una abilità successiva. Dopo i 12 mesi impariamo a contare sul collo per coordinare il movimento di braccia, tronco, testa, spalle.
Spesso la postura in utero fornisce un imprinting alla posizione del collo e molti neonati nascono con la testa leggermente reclinata su di un lato: una caratteristica forma a C che, se non trattata, tende a rimanere anche in età adulta.
La cosa affascinante è che, nel collo, lo stesso muscolo costituisce l’effettore di archi riflessi e agisce in interazione con altri muscoli. Cosa che non avviene in altre parti del corpo. Il collo si rivela così, proprio nella sua motilità, una specie di intreccio di processi neuromuscolari, più complesso di quanto non sembri.
Testa in avanti
Per noi esseri umani avere la testa in avanti – da intellettuali – non è una buona notizia. La testa e il collo dovrebbero occupare la posizione centrale immaginando una linea che attraversi la spalla dall’alto verso il basso. Eppure questa posizione è frequentissima e dichiara il nostro desiderio di comprendere le cose prima di farle e un certo atteggiamento dinamico e aggressivo che pone i processi di pensieri al primo posto tra gli strumenti di comprensione della realtà. Un primo posto certamente non meritato.
Questa posizione è il primo segno della nostra modernità? Difficile rispondere a questa domanda così generale ma certamente la fiducia che abbiamo nei processi speculativi non è bilanciata da una pari fiducia nella capacità del corpo di comprendere cosa sta avvenendo nel mondo attorno a noi.
Le tensioni del collo e della mandibola sono spesso collegate: lo sforzo di capire infatti si accompagna ad una determinazione che comporta una tensione mandibolare e che risuona anche nello sguardo. Possiamo così iniziare a comprendere che la tensione oculare, quella orale e quella relativo al collo formano spesso un’unica unità di tensione. Le tensioni oculari e mandibolari spesso si sciolgono e allentano proprio attraverso la manipolazione delle tensioni nel collo: non dobbiamo dimenticare che siamo un’unità funzionale e relazionale e che i nostri blocchi hanno un’espressività emotiva.
Le emozioni trattenute nel collo
Le emozioni trattenute in questa zona del corpo sono spesso emozioni primarie legate al sentimento di rabbia e tristezza. Spesso lavorando su questa area, emergono sensazioni di “magone”, un dolore viscerale acuto, percepito nella gola, legato alle lacrime che abbiamo trattenuto.
I bambini reprimono gran parte delle loro emozioni per adattarsi alle condizioni dell’ambiente familiare. Cominciano col trattenere le espressioni di paura, rabbia, tristezza e di gioia perché pensano che i loro genitori non siano in grado di confrontarsi con questi sentimenti. Di conseguenza diventano sottomessi o ribelli; né l’uno né l’altro di questi due atteggiamenti rappresenta una espressione genuina di sentimento. La ribellione è spesso la copertura di un bisogno, mentre la sottomissione è spesso la negazione della rabbia e della paura. Alexander Lowen
Reprimere le emozioni è la prima azione di sviluppo che facciamo da bambini: avremmo bisogno di poterle esprimere per comprenderle ma desideriamo crescere in fretta e, non essendo ancora in grado di elaborarle, scegliamo la via breve: quella del trattenere. Una azione che spesso è apprezzata dai genitori e salutata come un elemento di crescita, anziché come uno dei primi passi che compiamo sulla strada che ci fa perdere le due componenti fondamentali della gioia: libertà e innocenza.
Avere la testa sulle spalle
Oltre alla posizione troppo in avanti o troppo indietro, si possono stabilizzare anche altre posizioni, come quella reclinata su un lato. Una posizione “a capestro”. Quello che accade è uno spostamento di lato della testa che interrompe la connessione tra la testa e il resto del corpo. Questa posizione comporta una disorganizzazione tra i vari segmenti corporei e spesso si accompagna ad un atteggiamento di accondiscendenza.
Il collo e l’equilibrio
Ci sono diversi meccanismi riflessi che hanno sede nel distretto del collo e che sono importanti ai fini del mantenimento dell’equilibrio. Ma spesso si genera uno sforzo muscolare per sostenere la testa sul collo: sforzo che non ha mai momenti di riposo. In questo caso, risulta evidente, come, una contrazione muscolare cronica che potrebbe essere su base emotiva, ha effetti anche su base fisiologica. Infatti può produrre delle forme di labirintite. Lasciar cadere la testa – ossia assumere un movimento passivo della testa – può sembrare, in questi casi, un’impresa impossibile e fonte di grande paura: la paura di cadere.
Un semplice esercizio
Uno degli esercizi più semplici della bioenergetica è proprio il lasciar cadere e ruotare la testa. Questo esercizio solleva sensazioni tutt’altro che semplici. In molti casi fa emergere la paura di “perdere la testa” o di “non risollevarsi”, sostenendo così quanto la percezione e l’eccesso di informazione propriocettiva che deriva dalla tensione muscolare possa influenzare la nostra paura del movimento e, per estensione, la nostra paura di muoversi.
Un semplice esercizio può quindi far emergere molte domande: Cosa cambia nel movimento se cambia il tono muscolare? Cosa accade nella mente se il collo è rigido, elastico o incassato?
La ricerca in campo neuromuscolare sta finalmente dimostrando che l’organizzazione dell’esperienza visuo-spaziale è generata dal corpo stesso e quindi le emozioni intervengono in questo processo, a pieno titolo.
Sciogliere il blocco: l’emergere dei sentimenti
Se è vero che ogni parte riflette il tutto, è la dinamica del tutto che determina il significato delle singole parti. Una mascella sporgente o le spalle tirate indietro possono indicare rabbia, ma è solo entrando in contatto con il cuore emotivo di queste posizioni fisiche che possiamo sperare di conoscere una persona e il motivo della sua collera. Per cui ogni informazione, perché sia significativa, non va trasformata in una facile formula di lettura del corpo. E’ piuttosto una domanda su come parlare e ascoltare di nuovo a partire dall’emozione repressa.
In genere il primo sentimento che si prova, quando si inizia a sciogliere un blocco è la tristezza: se possiamo permetterci di piangere quella tristezza, quel “break down into tears” ci permettere di tornare ad incontrare il nostro vero Sè; quello che abbiamo dissociato, nascosto o tradito, per amore di un’illusione. L’illusione che solo la perfezione ci renderà amabili.
Lavorare bioenergeticamente sul collo ha un altro vantaggio: ci offre la possibilità di diventare consapevoli del nostro modo di controllare e controllarci: due ostacoli al cambiamento di cui spesso non siamo consapevoli
Chi non sa piangere non sa neppure gioire. Il pianto è come la pioggia: a volte dolce, a volte violenta, ma sempre necessaria alla vita della terra. Come il campo senza pioggia inaridisce così la vita senza lacrime diventa un deserto. ..Lo splendore degli occhi e del viso dopo il pianto è come il cielo dopo la pioggia: pulito, luminoso, fresco, scintillante.
Passata la tempesta, il cielo lavato di fresco è sereno e il mondo sembra in pace. Purtroppo negli esseri umani le tempeste emotive di rado puliscono completamente l’aria, perché la pace della mente dipende dalla pace del corpo. Alexander Lowen
© Nicoletta Cinotti 2023
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Bibliografia di riferimento
Lowen A. Bioenergetica, Feltrinelli
Painter J., Massaggio in profondità, Sugarco Ed.
Ruggieri V., Della Giovampaola S.,Il collo e le sue rughe, Nuova Biblioteca di Arti Terapie (Un libro complesso e prezioso)
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