
Quante volte ti è successo di rimanere colpito o colpita dalle affermazioni di un bambino o di una bambina. Lucide, chiare, arrivano come frecce e dal nulla trafiggono l’attenzione. In oriente si dice che i bambini fino ad una certa età hanno ancora la saggezza delle loro vite precedenti. Noi diciamo semplicemente che i bambini ci sorprendono con le loro risposte che rivelano un’età diversa dalla loro età anagrafica.
A proposito d’età
A proposito d’età, se guardiamo all’età percepita possiamo scoprire che ogni giorno abbiamo un’età diversa. Solo le persone molto ossessive hanno sempre la loro età anagrafica e a volte se ne sentono perseguitati. Tutti gli altri sono a volte giovani, a volte vecchi, a volte esperti e a volte principianti.
Ho sperimentato cosa vuol dire realizzare un premonizione di bambina, rendersi conto che la mia intuizione, “Non mi sposerò mai e diventerò suora” stava prendendo forma e si concretizzava nel desiderio di fare un ritiro monastico. Di fare un punto e fermarmi per ripartire, uguale e diversa insieme. Ho realizzato, molti anni dopo, cosa vuol dire morire e rinascere nella stessa vita. Perché fare un ritiro monastico è un po’ morire e rinascere nello stesso istante. Muori nel momento in cui ti viene chiesto di rinunciare a tutto: vestiti, capelli, abbellimenti di qualsiasi tipo, contatto con il tuo mondo quotidiano. Ti viene chiesto di non parlare, di non leggere, di rimanere presente più possibile in uno stato mentale di gentilezza amorevole per tutto il tempo. Ti viene chiesto di presentarti vestita di bianco, rasata come una neonata che nasce calva agli onori del mondo, ti viene dato un altro nome. Ecco, in quel momento, a meno di due mesi di distanza dalla morte di mia madre, ho sentito che anch’io morivo un po’ e rinascevo con un altro nome e con un’altra storia. Non avrei potuto farlo prima della sua morte ma avevo bisogno di farlo proprio perché i miei genitori erano morti e volevo davvero una cerimonia in cui diventare genitore di me stessa. Anche quel libro – Genitori di sé stessi – è stata una premonizione. Ho iniziato a scriverlo quando erano entrambi vivi e l’ho pubblicato un mese prima che fossero entrambi andati altrove, e quel titolo racconta quel percorso: il percorso in cui facciamo quello che avremmo voluto fare da grandi, perché siamo diventati grandi.

Farlo da sola è farlo in compagnia

Sono partita da sola, che è una cosa che amo molto fare. Viaggiare da sola mi sembra la riscossa per una donna. La riscossa della sua libertà, della sua saggezza e della sua sicurezza. Poi ho trovato gli amici: Edoardo Giordanelli, Cinzia Orlando, Paolo Scocco. E gli altri amici che, come noi, hanno scelto di fare un ritiro monastico. Un cinese, due sudamericani, quattro italiani, un canadese, un tedesco e otto americani. Eravamo in Missouri e quindi gli americani vincevano facile! Diciassette persone che si sono fatti sconosciuta e silenziosa compagnia nella cerimonia d’iniziazione e nei restanti dieci giorni. Solo due donne: un ritiro monastico non è un’esperienza tanto femminile. Forse non è nemmeno tanto maschile. È al di là del genere e dell’identità sessuale. Diventiamo finalmente pari ma non uguali.
È qui viene la seconda sfida: ogni pasto in ordine d’età dal più vecchio al più giovane. Io in quarta posizione a ricordarmi, guardando le tre persone più vecchie di me (solo tre su 17!!!!), cosa può voler dire invecchiare e cosa avrei potuto aspettarmi. Questo, insieme alla impossibilità di truccarsi, sono state le cose più difficili. Rinunciare a manomettere un po’ l’immagine, ad abbellirla, a prepararmi e a scegliere i miei vestiti, i miei giocattoli preferiti da sempre. Rinunciare alla bellezza, pur sapendo che il passare degli anni comporta, ogni giorno, una graduale rinuncia. L’arte di perdere non è difficile da imparare ma rende estremamente presenti. È solo quando perdi che conosci davvero il valore di ciò che hai vissuto, che hai sperimentato, che hai avuto. È solo quando perdi che entri nello stupore e nella gratitudine e cambi abito. Non più bianco, l’abito di chi chiede l’iniziazione monastica, ma marrone, arancione o bordeaux (colori che non scegli). Insieme all’abito una ciotola, perché il cibo è quello che viene donato da chi sceglie di mantenere i monaci. Noi, monaci fortunati, ne avevamo in abbondanza ma, ogni giorno, ripetevamo la cerimonia del chiederlo senza sapere quanto sarebbe stato.

Perché farlo?
Perché farlo? Le ragioni credo che possano essere tante e diverse e io posso dare voce solo alla mia. L’ho fatto perché dopo 40 anni che medito (e dopo moltissimi ritiri, alcuni anche molto lunghi) avevo finalmente il desiderio di una pratica immersiva che fosse un po’ come un matrimonio dopo un lunghissimo fidanzamento.
L’ho fatto perché mi sento in un’età della vita in cui ho assolto a molti obblighi di cura nei confronti degli altri e sento forte un obbligo di cura nei confronti di me stessa. Credo che la parte finale della vita sia – come diceva Erikson, psicologo tedesco naturalizzato americano che si è occupato dello sviluppo nell’arco della vita, Life-Span Developmental Psychology – da dedicare alla crescita della saggezza, alla ricerca interiore, alla propria vita spirituale. Non sappiamo per quanti anni potremo farlo con sufficiente salute e non ho più voglia di sprecare tempo a fare cose che non mi va di fare. Non voglio rimpiangere il tempo sprecato in questa unica, preziosa, selvaggia vita. Ho avuto amore, guai, gioie, dolori, guadagni e perdite, lodi e biasimo. Adesso voglio fermarmi e ascoltare il fiume prima che arrivi al mare. Ti sembra una buona ragione? Forse no, ma è coraggio da piccoli prendersi dieci giorni così. Poi c’è il coraggio grande che è quello di prendersi una vita così. Io sto nel mezzo tra il coraggio piccolo e quello grande. Guardo il coraggio grande con desiderio saggio.

Perché meditare?
Ho iniziato a meditare da ragazza – te lo racconto qui – senza particolari ambizioni ma con molta disciplina. Parlavano di illuminazione ma io mi sono sempre accontentata di arrivare alla fine della mia pratica senza ambizioni. Quando poi ho iniziato a praticare mindfulness mi sono detta che avevo trovato uno scopo grande: meditare per curare. Meditare insieme per condividere il percorso verso la guarigione. Meditare per attraversare insieme i momenti difficili.
Quando la mia pratica di mindfulness si è fatta più profonda ho iniziato ad intravedere che forse, al di là della salvezza mondana – saper stare meglio nella propria vita – poteva esserci una salvezza che andava oltre il quotidiano. Si chiama la salvezza dell’essere felici. Così questo ritiro sui jhana lo definirei “la salvezza dell’essere felici“, del meditare per conoscere così bene la propria mente da non farsi ingannare da trucchi che non portano vera felicità. Avere per oggetto uno stato mentale salutare che può condurre ad una libertà senza confini, mai conosciuta prima. Questo è stato il nostro nobile intento. E, per la prima volta, quella felicità l’ho toccata. Fugace, leggera e promettente. Quella felicità mai vista prima, non mondana, interiore e liberatoria. Qualcosa che non si può lasciare più.
La pratica è condivisione

Forse sarai curioso o curiosa di saperne di più. È giusto che questo non sia un insegnamento sconosciuto ma condiviso. Ho fatto un ritiro di TWIM (Tranquil Wisdom Insight Meditation) presso la sede americana che si trova ad Annapolis, Dhamma Sukha Meditation Center. Ma la notizia più bella deve ancora venire.
Stiamo organizzando un ritiro italiano, non monastico (tranquilli non è necessario rasarsi i capelli e nemmeno prendere i 10 precetti ma solo gli otto precetti) per agosto 2024. Dal 16 al 26 Agosto 2024 con Delson Armstrong, un grande maestro di dhamma. Così, se vorrai, potrai assaggiare anche tu un po’ di quella salvezza dell’essere felici, ovvero la tranquil wisdom insight meditation!
Ah, forse ti domanderai quanto costa fare un ritiro monastico. La pratica è generosità: siamo stati amati e accolti come un gruppo di bambini. Abbiamo pagato solo il vitto e l’alloggio, perché, nella tradizione vipassana l’insegnamento è liberamente offerto e si ringrazia con una dana, un’offerta. Perché la felicità deve essere davvero alla portata di tutti!
© Nicoletta Cinotti 2023
