Accettazione significa vedere le cose così come sono nel momento presente. Se hai mal di testa, accetta che hai mal di testa. Se pesi qualche chilo in più di quanto vorresti, accettalo come una descrizione dello stato attuale del tuo corpo. (…)
Spesso arriviamo all’accettazione solo dopo aver attraversato periodi emozionalmente carichi di rimozione e di rabbia. Questi passaggi sono fasi naturali del cammino verso l’accettazione e fanno parte del processo di guarigione. Di fatto la mia definizione di guarigione è accettare le cose così come sono . Ma, lasciando da parte per ora le grandi calamità della vita, le ferite la cui guarigione richiede di solito parecchio tempo, nella vita di ogni giorno spesso sprechiamo una gran quantità di energia nel negare e resistere a ciò che già di fatto è. Cercando di forzare le situazioni a essere come vorremmo che fossero creiamo solo ulteriori tensioni che ostacolano il cambiamento positivo. Quando siamo tanto occupati a rimuovere, a forzare, a lottare, ci resta ben poca energia per guarire e per crescere – e la poca che ci rimane la sprechiamo per mancanza di consapevolezza.
Per esempio, se ti senti grasso e il tuo corpo non ti piace, non serve a nulla posporre l’amarti e il piacerti a quando avrai il peso che pensi di dover avere. Se non vuoi restare preso in un circolo vizioso, dovrai renderti conto che va bene amarti ora, al peso che hai ora, perché ora è il solo momento in cui puoi amarti.
Ricorda, ora è il solo momento che hai a disposizione per qualsiasi cosa. Ogni cambiamento passa in primo luogo attraverso l’accettazione di te stesso così come sei. La tua scelta di accettarti è un gesto di auto-compassione e intelligenza. Quando cominci a pensare in questo modo, dimagrire diviene meno importante e diviene anche molto più facile. Coltivando l’accettazione crei le condizioni preliminari per la guarigione. Accettazione non significa che deve piacerti tutto o che devi assumere un atteggiamento passivo verso tutto e rinunciare ai tuoi principi e ai tuoi valori. Non significa che devi essere soddisfatto delle cose così come sono o rassegnato a che le cose siano così «come devono essere».
Non significa che non devi cercare di liberarti delle tue abitudini autodistruttive e che devi rinunciare a cambiare e a crescere o devi tollerare l’ingiustizia, per esempio, e rinunciare a ogni impegno per cambiare il mondo perché è così com’è e quindi senza speranza. L’accettazione di cui parlo non è rassegnazione. Significa che prima o poi dovrai renderti disponibile a vedere le cose così come sono. È l’atteggiamento che pone i presupposti per una azione appropriata nella tua vita, qualsiasi cosa stia succedendo. È molto più facile agire con convinzione e con efficacia quando abbiamo una chiara immagine di come stanno le cose, che quando la nostra visione è velata da giudizi e desideri, timori e pregiudizi.(corsivo mio). Jon Kabat Zinn
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In effetti è vero, senso di orientamento zero. Ma non è quello il punto. il punto è che cosa fa la mia, la nostra voce interna con gli errori. Cosa facciamo quando sbagliamo? Siamo davvero comprensivi e compassionevoli verso di noi? O si accende il ritornello “ecco ci siamo, hai di nuovo sbagliato”. E quel di nuovo diventa peggio di una condanna scritta. Perché possiamo tollerare di sbagliare una volta. Ma non più di una volta.
Può diventare un modo tanto abituale da dare forma al nostro corpo. Se teniamo dentro, la stagnazione può riguardare l’addome e il torace. Riguarda il torace se teniamo dentro le emozioni che ci spingerebbero nella relazione con gli altri. Riguarda l’addome se tratteniamo le emozioni viscerali. A volte diventa molto evidente questo trattenimento e questa stagnazione: il torace è esile e leggero e l’addome e le gambe stanche e pesanti. Oppure il corpo è magro ma l’addome è insolitamente pieno e abbondante. ricco di tutto ciò che trattiene.
Io, Raymond Carver e Charles Bukowsky. Chi mi conosce sa bene che sono una persona con pochi vizi, quasi noiosa nel mio salutismo. Eppure non posso pensare alla mia vita senza questi due scrittori, ubriaconi e autentici che, per me, sono stati una compagnia indispensabile, tra i miei migliori amici. Forse perché i miei genitori gestivano un bar ristorante nella campagna toscana, dove il vino scorre a fiumi, e così sono cresciuta tra ubriaconi, pazzi autentici, che mi incuriosivano e insegnavano cose che mai avrei creduto di conoscere.[/box]
