Parlo spesso delle emozioni che reprimiamo o anestetizziamo attraverso le tensioni muscolari.
La storia però non finisce qui: le tensioni muscolari in sé ” producono” emozioni. Se respiriamo poco – e non ce ne accorgiamo nemmeno – questo può indurre uno stato di ansia, indipendentemente dalle preoccupazioni che abbiamo nella nostra vita reale.
Evitare, attraverso la contrazione, le nostre emozioni, è come vivere con un vestito stretto. Toglie il respiro
E allora ogni cosa, anche la più piccola, ha un senso di urgenza, di fretta e di soffocamento, che sta nel nostro vestito stretto e non nell’esperienza in se. Non possiamo appassionarci a ciò che facciamo perché non abbiamo abbastanza aria per vivere.
Tornare al respiro, senza per forza correggerlo o modificarlo, è come aprire lo spazio della costrizione, restituendogli agio. Restituendogli attenzione e intimità.
Se invece iniziamo a rimproverarci o a lottare per cambiare il nostro respiro, non facciamo altro che ripeterci, infinitamente, che non andiamo bene, che è come stringere ancora di più la cintura. Attiviamo il nostro schema di inadeguatezza e diventiamo di nuovo vittime di ciò che volevamo risolvere. Essere una persona non è qualcosa che si può fare. Non è una performance. Richiede il fermarsi, prendere il tempo per respirare e sentire.
Abbiamo atteggiamenti diversi nei confronti delle nostre emozioni: più ci fanno soffrire e più ci stanno antipatiche.
E siccome ci stanno antipatiche, facciamo confusione. Non sappiamo distinguerle. Due emozioni che vengono frequentemente confuse – e che ci stanno entrambe antipatiche – sono l’ansia e la vergogna. Vengono confuse perché quando sappiamo che corriamo il rischio di provare vergogna entriamo in ansia e quindi ci sembra che rientri tutto nel grande pentolone dell’ansia. Ma non è così, ed è necessario dare risposte diverse all’ansia e alla vergogna. L’ansia è l’emozione dell’inizio e della fine, di quando anticipiamo un evento e lo immaginiamo difficile. La vergogna è un’emozione sociale:
temiamo il giudizio degli altri e, per metterci avanti, iniziamo a giudicarci, in modo severo e impietoso. L’ansia dell’imperfezione
Pratica del giorno: Potrei amarmi così?
© Nicoletta Cinotti 2024 L’ansia per l’imperfezione

