A volte possiamo avere l’idea che praticare significhi rinunciare ad avere desideri. In realtà praticare, a volte, può addirittura voler dire aver molti più desideri perché ne siamo più consapevoli.
Non è la rinuncia al desiderare: piuttosto è cambiare il nostro rapporto con il desiderio. Desiderare spesso significa diventare ossessionati dal frutto del nostro desiderio. O lo realizziamo o sentiamo un profondo fallimento o un’intensa frustrazione.
Desiderare e realizzare il desiderio sono due movimenti diversi. Non possiamo rinunciare alla spinta vitale che è connessa al desiderio. Desiderare però non è un contratto di realizzazione: è un’apertura alla possibilità.
E in questa apertura entriamo in dialogo con la realtà e accettiamo che non siamo unici al mondo e che le cose accadono o non accadono per tante ragioni diverse. Restituiamo al desiderio il suo legittimo oggetto: la possibilità.
Reparenting è ascoltare come rispondiamo ai nostri bisogni e ascoltare i bisogni dell’altro a partire da una equanimità priva di urgenza a cui abbiamo restituito vastità. Allora, solo allora, conosceremo davvero la misura del nostro bisogno, del nostro desiderio e della nostra generosità. Cinotti, Nicoletta. Genitori di sé stessi
Pratica di mindfulness: La gratitudine e Il panorama della mente
© Nicoletta Cinotti 2024 Il Programma di Mindful Self-compassion residenziale
Lavorare con le emozioni durante la pratica di meditazione
Così ho imparato che c’erano quattro passi cruciali per dirigermi verso la tanto agognata felicità. Il primo non è stato così scontato: riconoscere quello che provavo. Molto spesso confondiamo le emozioni con la spinta all’azione che producono. Ci ritroviamo quindi ad agirle senza nemmeno sapere che cosa ci ha mosso e come possiamo nominarlo. Ma se non sappiamo davvero quello che ci sta succedendo, come possiamo trovare una risposta adeguata al nostro bisogno?
