C’è un proverbio che ci ricorda che tutto ciò a cui resistiamo rimane più a lungo. “Tutto ciò a cui resisti, persiste”. Eppure la nostra resistenza, la nostra ostinazione possono spesso avere un ruolo importante nelle nostre scelte.
A volte insistiamo perché è troppo difficile lasciar andare. Altre perché è troppo difficile perdonare.Così finiamo per credere che prima o poi, se insistiamo, avremo la meglio. Vinceremo.
Questo è possibile. È possibile che la nostra determinazione ci faccia vincere. Ma non sempre la vittoria equivale alla soluzione. E a volte i danni di una vittoria sono più grandi delle conseguenze di una sconfitta. In realtà molto spesso resistiamo perchè non sappiamo accedere al lato yang della compassione: alla protezione, al darci il sostegno necessario all’essere radicati nella nostra personale motivazione. Allora sostituiamo queste tre caratteristiche della compassione yang – protezione, risorse, motivazione – con la resistenza ma non è la stessa cosa. La resistenza si basa sullo sforzo, l’aspetto yang della compassione fa crescere. La resistenza immobilizza, la compassione yang trasforma e realizza
Quindi se vogliamo mantenere la nostra resistenza, andare avanti dritti per la nostra strada, proviamo a chiederci se la vittoria per la quale stiamo lottando sarà davvero una soluzione. E soprattutto proviamo a chiederci se ci vogliamo bene. Se insistendo stiamo davvero lottando per il nostro bene. E aspettiamo la risposta: potremmo avere delle sorprese!
Non c’è bisogno di aggrapparsi a qualcosa o di mandare via qualcos’altro; sotto la nostra reattività personale, sotto le nostre illusioni c’è la consapevolezza profonda, aperta, amorevole di tutto quello che è la nostra vita. Quando smettiamo di resistere alla vita, possiamo ascoltare ciò che sussurra sotto il rumore e i doni che già ci sono iniziano a rivelarsi. Elisha Goldstein, Bob Stahl
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro
© Nicoletta Cinotti 2023 Formazione in reparenting
Nella nostra cultura corriamo il rischio di dare un’enfasi eccessiva al raggiungimento di mete ed obiettivi non come espressione della crescita delle nostre potenzialità ma come segno del nostro continuo perfezionarci. Misuriamo la nostra vita in termini di successo e, soprattutto, tendiamo ad identificare quel successo con una crescita. Questa confusione tra crescere e perfezionarsi toglie equilibrio e ci fa confondere i risultati – positivi o negativi che siano – con il senso della nostra esistenza.
