Quando ripetiamo l’invito ad essere totalmente presenti spesso pensiamo all’accezione temporale: essere nel qui e ora.
In realtà essere totalmente presenti è possibile a patto che la nostra presenza sia radicata nell’essere totalmente in intimità e amicizia con noi stessi. Ciò che ci trascina e ci allontana dal presente è infatti il rifiuto, se non una vera e propria avversione, nei confronti di alcuni aspetti di noi stessi e della nostra vita. Una avversione che spesso si esprime a tono basso, con quel leggero movimento di evitamento che ci fa distogliere lo sguardo da quelle parti ferite che invece necessitano soccorso.
Non faremmo mai lo stesso con un nostro amico: se lo incontrassimo ferito sosteremmo a prestargli soccorso. Non distoglieremmo lo sguardo ma daremmo attenzione e cura. Non con noi stessi. Come se essere feriti fosse una colpa di cui vergognarsi. È così che diminuiamo la nostra presenza e il nostro radicamento nel qui e ora. È un piccolo, ripetuto, atto di critica nei confronti di noi stessi.
Quindi per essere davvero presenti, nel momento presente della nostra vita, abbiamo bisogno solo di un atto d’amicizia verso di noi. Verso quel noi che ci aspetta, paziente quasi come una meridiana e che aspetta l’unica cosa che ci fa tornare a casa: il perdono. Perdono per i nostri errori, perdono per le nostre ferite, perdono per i nostri limiti. Un perdono che ci restituisce tutta la nostra naturale grandezza.
Meditazione significa assumere un atteggiamento acritico verso i pensieri che si susseguono nella mente. Altrimenti non ha alcun valore. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Rabbia e paura: una pratica
© Nicoletta Cinotti 2023 Reparenting ourselves. Diventare genitori di sé stessi
Nei programmi MBSR, così come in analisi bioenergetica, uno dei punti principali a cui viene prestata attenzione è la capacità di percepire e distinguere tra sensazioni fisiche, emozioni e pensieri. Questa attenzione intenzionale è spesso uno degli aspetti che suscita maggiori domande e difficoltà.
Quando dico, come accade nel protocollo MBCT che “i pensieri non sono fatti”, registro spesso un’ondata di dissenso. Più il pensiero è legato ad un trauma emotivo e più siamo convinti che sia una verità e una previsione nello stesso tempo. Perché accade questo? Perché il trauma blocca la nostra capacità riflessiva e ci porta a dare un significato a quello che è avvenuto che è statico. Un processo di significato che può portarci via dal momento presente o, addirittura, “VIA DAL MONDO”. Tanto il pensiero riflessivo ci porta dentro al mondo e diventa significato rivelatorio, tanto la fiducia nei pensieri che nascono dal trauma ci allontana dal mondo.
Mindfulness e bioenergetica
