Quando guardiamo un film e arriva una scena in cui il protagonista è nei guai, perché soffre, ha paura, è arrabbiato o ha un disperato bisogno d’amore non pensiamo “C’è qualcosa di sbagliato nel film”! No, non pensiamo che il film sia “rotto”. No, abbiamo fiducia che quella scena sia parte del film.
Anche se non ci piace, anche se è dolorosa, o troppo intensa da guardare, sappiamo in qualche modo che quella scena non è sbagliata, che il film non è inadeguato, anche se il personaggio principale si sente, in quel momento, sbagliato.
Possiamo cominciare a fidarci delle nostre scene, del nostro momento presente, nello stesso modo in cui ci fidiamo delle scene di un film? Chi conosce la trama? Le nostre scende dolorose, i nostri fallimenti, persino le situazioni in cui siamo completamente bloccati, possono essere un incredibile punto di svolta e molto spesso lo sono. Potrebbe essere la scena dopo quella che ci offre tutte le risposte.
Il film della nostra vita non è ancora stato scritto. Si scrive lungo il percorso. Non possiamo giudicare una scena buona o cattiva dal punto in cui siamo, dal presente.
La mente trasforma tutto in una destinazione. L’amore, la guarigione, l’accettazione, la pace, la gioia, anche la crescita spirituale diventa una destinazione, una scena in cui raggiungere qualcosa. Qualcosa che ancora non c’è.
Non c’è niente di male nell’immaginare situazioni alternative. Solo che, molto velocemente, il nostro sforzo per arrivare là, a destinazione, diventa un modo per resistere a quello che c’è qui. E la destinazione diventa più importante del viaggio. (Jeff Foster)
Pratica di mindfulness: Il cinema
@Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT
Le relazioni sociali devono essere appropriate per la situazione fisiologica che abbiamo altrimenti, anziché fornire supporto, diventano una fonte di stress. Possiamo quindi dire che la teoria polivagale affronta il tema della risonanza fisiologica delle interazioni sociali, dove le interazioni mente-corpo non sono considerate legate da una correlazione ma sono considerate la stessa cosa vista sotto due profili diversi. Una piena aderenza quindi al principio reichiano dell’i
Per questo il nervo vago riveste un ruolo centrale nella teoria di Porges: infatti permette la comunicazione tra la periferia del corpo e il cervello e può veicolare i segnali di rassicurazione, cioè di assenza di pericolo. Cosa ancora più interessante per l’analisi bioenergetica è che il nervo vago risponde ai processi di espirazione, uno degli obiettivi del lavoro corporeo che mira a restituire spazio al respiro nell’aspetto dell’allungamento più che del volume. una respirazione sana infatti è una respirazione che è “lunga”
La teoria polivagale ipotizza tre sistemi gerarchici di risposta agli stimoli ambientali: il primo livello è costituito dal sistema nervoso autonomo. C’è poi un sistema di soglia che regola la percezione del dolore e che può eliminare la percezione del dolore stesso quando supera una certa soglia, come espresso nei lavori di Porges sulla
