A volte penso che la strada della consapevolezza – che ognuno di noi percorre a proprio modo – sia una piccola odissea. Ci sono pericoli ciclopici che possiamo superare solo fingendosi Nessuno; pericolose seduzioni che potrebbero trascinarci via in qualsiasi momento, come delle sirene. E per resistere abbiamo bisogno di essere radicati all’albero maestro.
Possiamo correre il rischio di dimenticare tutto, anche noi stessi e la nostra terra. Possiamo incontrare la maga Circe e avere ogni sorta di peripezie. In fondo però, la nostra rotta è Itaca. È tornare a casa, in quello spazio in cui sappiamo di essere noi stessi, senza illusioni.
Con onestà allora, incontriamo le nostre qualità originarie, la nostra vera natura.
Pratichiamo quella disciplina della memoria – come la chiama Kabat Zinn – che è ricordarsi di tornare presenti, di non lasciarsi sedurre dall’amnesia, che ci fa sembrare più semplice dimenticare che ricordare.
Tornare a casa però non sarebbe la stessa cosa se qualcuno non ci avesse aspettato. Penelope così è la musa dell’attesa e del ricordo che, malgrado le nostre divagazioni, spera nel nostro ritorno. Penelope è la nostra pazienza: non ci giudica per la velocità, la fretta, la distrazione con la quale conduciamo le nostre giornate. Ci aspetta.
Forse la cosa più spirituale che ognuno di noi può fare è semplicemente guardare, vedere con gli occhi della propria interezza e agire, di conseguenza, con integrità e gentilezza. Jon Kabat Zinn
Pratica di Mindfulness: Riportare a casa parti rifiutate di sé
© Nicoletta Cinotti 2023 Reparenting
La nostra mente di povertà ha tre braccia: la wanting mind, la
Pensa come sarà stato utile, per i nostri progenitori, avere una mente capace di cogliere i segnali di pericolo, sempre attiva a vagare per riconoscere nell’ambiente circostante opportunità di caccia o di riposo ma anche per cogliere tempestivamente i segnali di pericolo. Certo questo avrà messo anche loro in uno stato d’allerta ma, nella giungla un po’ d’allerta non fa mai male. Il punto è che la nostra
Sappiamo tutti che le scimmie adorano le banane e che il loro saltare da un ramo all’altro, in eterno movimento, assomiglia al vagare della nostra mente che cerca di trovare qualcosa di buono o, almeno qualcosa di sicuro. Le scimmie sono astute, veloci e golose, così per catturarle viene usata una trappola particolare. La trappola consiste in una noce di cocco svuotata e legata a uno steccato. La noce di cocco contiene una banana, che la scimmia può prendere infilando la mano nel buco. A quel punto la scimmia non può togliere la mano se non rinunciando a prendere la banana. Quella banana ha il costo della sua libertà e del suo desiderio. Se rimane incastrata può venir catturata, se lascia la banana rinuncia a qualcosa che desidera.
