Tutti noi abbiamo convinzioni paradossali. Sono paradossali perché quando le vediamo negli altri ci accorgiamo della loro follia. Peccato però che quando le pensiamo noi ci sembrano perfette verità. Ne faccio un elenco aggiornato: questo è il mio elenco ma, forse, può riguardare anche te!
- essere convinti che la felicità sia frutto dello sforzo
- essere convinti che trattenere qualcosa ci renderà felici più a lungo
- essere convinti che impedire qualcosa ci renderà sicuri
- essere convinti che i nostri pensieri siano fatti incontestabili
- essere convinti che abbiamo ragione e gli altri torto
- essere convinti che, se non ci pensiamo noi, non ci penserà nessuno
- essere convinti che siamo quello che sentiamo, anche se dopo 5 minuti sentiamo un’altra cosa
- essere convinti che se non diciamo la verità è lo stesso
- essere convinti che nessuno si accorge delle nostre bugie
- essere convinti che noi ci accorgiamo sempre quando gli altri mentono
- essere convinti che ci sono cose giuste e cose sbagliate e che noi lo capiamo all’istante
- essere convinti, dopo che qualcosa è accaduto, che noi l’avevamo detto
- essere convinti di sapere già come andrà a finire
- essere convinti che se ci miglioriamo tutti ci ameranno
- essere convinti che ci sia un unico modo giusto per fare le cose
- essere convinti che noi lo troveremo o che l’abbiamo già trovato
- essere convinti che se facciamo tutto giusto non invecchieremo, non ci ammaleremo e vivremo per sempre felici e contenti.
Mi ripasso tutti i giorni questa lista e tutti i giorni mi stupisco di come, questi slogan, appaiono tra un pensiero e l’altro e di come chiudono la mente. Solo la nostra ricerca della felicità ci impedisce di vederla. La felicità è già qui e ci aspetta. Lei non ha altro da fare, nessun luogo da raggiungere, nessun miglioramento in agenda.
La felicità non può essere trovata
attraverso un grande sforzo e volontà
ma è già presente, nel rilassamento e nel lasciare andare. Lama Ghendun Rimpoche
Pratica di mindfulness: Lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2024 Le radici della felicità Ritiro di primavera
Perchè lasciar andare è, prima di tutto, un atto di ingresso: entriamo in quello che c’è. Non significa rinunciare al cambiamento, al dinamismo, allo scorrere. Lo facciamo a partire da questo ingresso, radicale, nel presente. In fondo lasciar andare è una dichiarazione di non reattività: assaporo tutto fino in fondo, certo che da quel luogo nasca la spinta per il passo successivo. Non lotto ma accolgo e poi lascio che la forza di quello che accade mi porti in una direzione creativa. In una direzione in cui la mia creatività non è contro alla creatività della vita ma ne è parte.
mente non abbiano nessuna relazione. E’ un pensiero che nasce dalla nostra separazione tra corpo e mente. Se ristabiliamo l’originario senso di unità possiamo accorgerci che i movimenti sono speculari a ciò che proviamo mentalmente.
