Quante volte in una relazione d’amore abbiamo detto, o pensato, stringimi forte. Stringimi forte, tanto forte che non possa più andarmene. Tanto forte che le mie ali diventino un’ombra.Tanto forte da diventare una cosa sola.
In ciascuno di noi c’è l’idea che l’amore sia quello stato di fusione che abbiamo sperimentato nell’infanzia, quando tra le braccia dei nostri genitori abbiamo provato cosa vuol dire sentirsi protetti, sicuri, certi di una appartenenza all’altro. Non è così che si ama una volta diventati adulti. Una volta diventati adulti abbiamo esigenze personali che entrano in collisione e desideri e bisogni che ci fanno avvicinare. La fusione dell’infanzia deve lasciar aperta la porta all’autonomia, all’indipendenza e al piacere di ritrovarsi. Se continuiamo a cercare quella fusione, se ci crediamo, stringimi forte può diventare un abbraccio fatale. Un abbraccio dal quale non riusciamo più a liberarci anche quando la relazione è finita. Anzi la relazione può finire solo quando la morte ci separa.
Il punto è che le storie d’amore non sono per sempre. Sono storie che nascono sulla base di un sentimento, l’amore, e quel sentimento si basa su un’emozione che può finire. Il problema è che nella nostra cultura siamo ambivalenti rispetto alla fine e per questa ragione chi compie violenza su una donna non incontra il dissenso sociale ma l’ambivalenza. È questa la cultura patriarcale di cui sentiamo tanto parlare: la convinzione che chi lascia sbaglia e merita una punizione, è nascosta dentro di noi e si esprime in forme implicite ed esplicite che vanno dal linguaggio con cui raccontiamo gli episodi, alla nostra reazione emotiva. È per questo che dovremmo fare, a scuola e a casa, un’educazione affettiva che includa la consapevolezza della perdita, del fallimento, della vulnerabilità e della tristezza. Perché la cultura patriarcale sta nascosta nell’idea vincente, inscalfibile al dolore, non aperta alla perdita e alla vulnerabilità. Il patriarcato non ama la tristezza e la frustrazione eppure sono parte della vita
Allora stringimi forte, fammi sognare deve essere anche un altro impegno: lasciami libera. Lascia che io sia la persona che sono. Perché sennò “stringimi forte” può diventare l’inizio di un possesso che non prevede la fine di un amore. E i femminicidi avvengono proprio lì: quando quell’amore è finito e lei richiede le sue ali in cambio.
Come amanti stiamo finemente in equilibrio su una corda.(…) Per stare sulla corda dobbiamo regolare le nostre mosse in base a quelle dell’altro e rispondere reciprocamente alle emozioni. Se stiamo connessi, allora ci teniamo reciprocamente in equilibrio. Siamo in equilibrio emotivo. Sue Johnson
Pratica di mindfulness: Lasciar andare i piani
© Nicoletta Cinotti 2024 Giornata internazionale contro la violenza delle donne


