La stabilità viene spesso pensata come l’esperienza di uno stato emotivo costante. In realtà noi siamo soggetti all’alternanza dei nostri stati d’umore, e non possiamo che procedere come equilibristi. Possiamo trovare stabilità nell’esplorazione delle nostre esperienze quotidiane e nel radicamento in noi. E’ la stabilità dell’equilibrista che procede sul filo e la pratica, formale e informale, è l’equivalente del bastone per gli equilibristi.
Non possiamo evitare di cadere ma abbiamo una tenace determinazione che ci spinge a ritornare sul filo perché segretamente sappiamo che caduta e risalita sono solo due aspetti del percorso. Invidiamo inutilmente chi ci sembra procedere più spedito o chi ci sembra più avanti di noi perché non mostriamo le perdite ma solo i successi. Eppure condividere le perdite, le cadute, i fallimenti comporta il seme di una rivoluzione, la rivoluzione dell’autenticità. Dire la verità sugli alti e i bassi della nostra vita afferma una verità incontestabile. siamo gli unici al mondo che possono dire la verità sulla nostra vita e se non la diremo noi accetteremo che la dicano altre persone. La storia dell’umanità è plurale. Non sottrarre la tua voce: è altrettanto necessaria come quella delle altre persone. Dire i nostri difetti, insuccessi e fallimenti afferma il coraggio di avere un valore. Di vedere il nostro valore che cresce nel terreno dell’umanità condivisa.
Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso. Wislawa Szymborska
Pratica di mindfulness: L’isola del Sé
© Nicoletta Cinotti 2023 Formazione in reparenting
In effetti è vero, senso di orientamento zero. Ma non è quello il punto. il punto è che cosa fa la mia, la nostra voce interna con gli errori. Cosa facciamo quando sbagliamo? Siamo davvero comprensivi e compassionevoli verso di noi? O si accende il ritornello “ecco ci siamo, hai di nuovo sbagliato”. E quel di nuovo diventa peggio di una condanna scritta. Perché possiamo tollerare di sbagliare una volta. Ma non più di una volta.
Può diventare un modo tanto abituale da dare forma al nostro corpo. Se teniamo dentro, la stagnazione può riguardare l’addome e il torace. Riguarda il torace se teniamo dentro le emozioni che ci spingerebbero nella relazione con gli altri. Riguarda l’addome se tratteniamo le emozioni viscerali. A volte diventa molto evidente questo trattenimento e questa stagnazione: il torace è esile e leggero e l’addome e le gambe stanche e pesanti. Oppure il corpo è magro ma l’addome è insolitamente pieno e abbondante. ricco di tutto ciò che trattiene.
