Nel mondo governato da noi bambini
ci sarà molto meno dolore.
Finirà quello che precipita a cascata
come quello che arriva goccia a goccia.
Colmeremo la brocca.
Copriremo la distanza.
Equilibreremo la bilancia.
Te lo prometto, mamma. Mai più tutto questo dolore.
Tipologia
L’amore è traslocare
La prima scelta che ho fatto quando ho conosciuto mio marito è stata scegliere dove abitare: eravamo separati da 200 km e si rendeva necessario scegliere. Così il nostro rapporto è iniziato con un trasloco: avevo voglia di cambiare città e di lasciarmi il passato alle spalle.
Traslocare ha voluto dire tante cose: lasciar andare, chiudere, dimenticare. In qualche caso ha voluto dire anche tagliare i ponti perché quella distanza mi sembrava difficile da transitare. Ho messo negli scatoloni quello a cui non potevo rinunciare perché faceva parte della mia storia.
Traslocare è accorciare le distanze
Credo che se esiste un segnale di pericolo in una relazione questo segnale è la perdita di intimità. Perché vuol dire che siamo entrati in una modalità difensiva, automatica e, soprattutto, vuol dire che abbiamo smesso di crescere. Crescere in una relazione richiede presenza ma anche intimità. Se non c’è intimità significa che abbiamo smesso di crescere insieme. Magari cresciamo in altre aree ma non siamo più insieme.
Tutto ciò che cresce ha bisogno di uno spazio protetto, intimo. Perché crescere è un rischio e una meravigliosa avventura. Richiede abbastanza vulnerabilità da poter avere una espansione, richiede il rischio del non sapere. È per questo che sentire che l’altro si ritira dall’intimità attiva immediatamente i segnali d’allarme. Ci domandiamo subito se sta traslocando da qualche altra parte. Nello stesso tempo, quando traslochiamo per vivere insieme segniamo un punto di svolta che vorremmo fosse un punto di non ritorno.
Abbracciarsi fino a rilassarsi
[box] C’è un esercizio molto semplice che propongo spesso alle coppie. L’esercizio consiste nell’abbracciarsi fino a rilassarsi. Un abbraccio quindi più lungo di quello che facciamo di solito e fatto in piedi. Dopo un po’ succede che una delle due persone ha un sobbalzo e sente il bisogno di staccarsi. Il punto del sobbalzo è il più interessante perché è il momento in cui il contatto inizia a dare ansia. È il momento in cui smettiamo di traslocare nella relazione e abbiamo bisogno di tornare nella vecchia casa di sempre. Quando proviamo a stare semplicemente in contatto fino a che non ci rilassiamo ci accorgiamo ben presto che rilassarsi nelle braccia di una persona non è affatto neutro. Possiamo starci se siamo comodi con noi stessi, altrimenti abbiamo bisogno di allontanarci perché ci sentiamo intrappolati, soffocati o trattenuti.[/box]
C’è una locuzione inglese che descrive molto bene cosa significa innamorarsi “falling in love”, cadere nell’amore. Perchè quando ci innamoriamo è proprio così, cadiamo nell’amore, tra le braccia dell’altro. Una caduta che ha tante caratteristiche della vertigine: l’eccitazione, la rapidità, il cambiamento che comporta, il sussulto del cuore.
Per cadere abbiamo bisogno di abbandonare il controllo, lungamente appreso, abbiamo bisogno di sperimentare non solo lo stare sulle nostre gambe ma anche lo stare nelle braccia dell’altro. Il punto però rimane sempre quella piccola ma significativa perdita di controllo che sta nella caduta e nel rilassamento. La perdita di controllo che sta nella caduta è imprevedibile. Nel rilassamento si chiama fiducia: abbiamo deposto le armi. Abbiamo scelto un cuore non difeso. Una scelta che ci ricorda la vecchia paura di spezzarsi il cuore.
Quando cadere giù serve
Viviamo aggrappati alle nostre difese e cerchiamo, per quanto possibile di non cadere. Eppure ci sono momenti in cui cadere, fare un passo nella fiducia e darsi la possibilità di incontrare la risposta dell’altro, diventa necessario. Serve a cambiare, serve ad amare. E non possiamo farlo senza lasciar andare. Non credo che sia sempre per non amore che non riusciamo ad abbracciarci fino a rilassarsi. Molte volte è per la nostra personale paura, la nostra mancanza di fiducia. È qui che l’intimità che abbiamo condiviso può generare una visione completamente diversa. È la fiducia nella relazione che apre una percezione nuova perché l’altro ci porta fuori dai binari, dai soliti schemi. Non cambia la realtà: cambia il nostro modo di vedere la realtà per l’imprevisto che si è mostrato davanti a noi sotto forma di relazione. Le nostre difese riducono la superficie di contatto. La grande forza della relazione è che trova uno spiraglio lasciato libero per il contatto. E così il nostro tallone d’achille diventa la nostra fortuna.
Questo spazio protetto è l’intimità. Se non abbiamo intimità con noi stessi e con gli altri, non possiamo esporre la nostra vulnerabilità alla crescita. E rimaniamo sospesi, aspettando l’arrivo di quell’intimità, che ci permetterà di uscire dal letargo.
L’intimità è lenta, il contatto veloce
L’intimità, qualsiasi intimità, non è un treno espresso. È piuttosto una specie di corriera, quei vecchi autobus che salgono, con tante soste, tra un paese e l’altro. Con molte fermate e anche un capolinea.
Al massimo facciamo paragrafi di intimità: brevi eppure così preziosi. Perché l’intimità fa paura. Per la sua forza primitiva e rivoluzionaria. Fa paura con noi stessi, figuriamoci con un altro, che rimproveriamo perché sfugge all’intimità con noi.
Che beffa del destino essere più curiosi dell’intimità con l’altro che con noi stessi. Come se, per entrare nel territorio dell’intimità, la dovessimo prendere alla lontana. E allargare molto il raggio della curva, come si fa in certi tornanti di montagna.
Il contatto invece è veloce: ci basta poco per sentire il contatto in un abbraccio e se facciamo fatica a stare in intimità ne prenderemo un boccone e poi passeremo ad altro. Magari all’intimità sessuale. Per molte persone la sessualità arriva subito dopo il contatto come se non potesse esserci un contatto intimo ma solo un contatto sessuale. A volte succede perché il desiderio è intenso, a volte perché il contatto suscita l’ansia dell’intimità.
Innamorarsi fa bene alla salute
La capacità di innamorarsi non parla solo delle relazioni affettive ma anche del nostro modo di entrare in relazione con le attività della vita quotidiana.Se non ci innamoriamo – di una persona, di una attività, di una esperienza – rimarremo chiusi alla possibilità di cambiamento. Senza scambio il nostro sistema vitale non cresce e perché questo scambio sia davvero ricco e nutriente è necessario che abbia una qualità di innamoramento.
Primo passaggio dell’innamoramento: aprirsi.
L’apertura dell’innamoramento porterà inevitabili cambiamenti. Non siamo noi a cambiare l’altro, né l’altro a cambiare noi ma l’essere in relazione ci cambia in un modo che non riusciamo nemmeno ad immaginare. Questa è la ragione per cui innamorarsi è così fondamentale.
Quando siamo innamorati non vediamo solo le caratteristiche che definiscono una persona; vediamo anche quelle che sono le sue potenzialità, magari non ancora realizzate ma in essere. Innamorarci di qualcosa o di qualcuno ci fa intravedere chi potremmo diventare. Ci appare come una terra promessa, lungamente cercata: la terra della realizzazione personale.
Secondo: cadere nell’incertezza
Se innamorarsi significa cadere nelle braccia dell’altro, può anche significare cadere nell’incertezza, nella paura che non sia vero, nella paura che non sia affidabile. Così innamorarsi è un continuo dialogo tra incertezza e fiducia. Più siamo capaci di stare sulle nostre gambe e meno avremo bisogno di aggrapparci all’altra persona, alla relazione e più saremo capaci di innamorarsi. Ecco perché in questo semplice esercizio la cosa davvero difficile è non cadere nella tentazione di appoggiarsi a peso morto: una tentazione che ci renderà, prima o poi, “insostenibili”.
Il paradosso dell’amore è che ci chiede di stare bene con noi stessi per stare bene con l’altra persona.
Terzo: traslocare
Una casa non è solo lo spazio delle stanze ma come questa stanze sono arredate e come rispondono ai nostri bisogni. Traslocare comporta una scelta di quello che ci è necessario e un lasciar andare quello che non ci serve più. Scelte difficili. Anche le relazioni sono così: non portiamo tutta la nostra vita: scegliamo cosa portare ed è importante scegliere bene perchè altrimenti non riusciremo a “sentirci a casa”. In fondo arrivare a rilassarsi in una relazione, in un abbraccio non è altro che sentirsi a casa, a prescindere dalle circostanze!
Diventare veri principianti
Niente più del passaggio dall’innamoramento all’amore, niente più di un trasloco, ci chiede di diventare veri principianti. Cambiamo negozi, abitudini, ritmi. Tutto diventa nuovo anche se abbiamo traslocato di poche centinaia di metri: sarebbe un peccato farlo diventare velocemente vecchio. Vecchio perché ripetitivo di schemi relazionali del passato. Vecchio perché lavoriamo troppo sulla stabilità e troppo poco sull’accettare l’incertezza. In più se siamo molto affamati ce la caviamo piuttosto male con la pazienza – la fame, si sa, non aiuta ad essere pazienti – e quindi potremmo attivare troppo velocemente schemi reattivi.
L’amore, per crescere, ci chiede di non avere fretta di riempire i nostri vuoti. Anche in un trasloco è così: se riempiamo velocemente la casa nuova, diventa una versione “mostruosa” della casa vecchia. Abbiamo bisogno di abitarla un po’ disadorna per scegliere cosa metterci. Se abbiamo bisogno di riempire prendiamo velocemente tutto senza assaporare quello che accade, per poter sentire se è nutriente anche se difficile. Stare insieme nel punto in cui uno si allontana prima dell’altro non è un fallimento: è una sfida alla nostra capacità di essere intimi nella diversità.
Non sappiamo mai fino in fondo dove ci spinge ad aprire la relazione che abbiamo: potrebbe farlo in territori che abbiamo lasciato disabitati da tempo.
Non guardate i difetti degli altri. Guardate le vostre azioni, compiute o incompiute. Buddha
© Nicoletta Cinotti 2023
Martedì 14 Febbraio alle 18.30 sulla pagina Instagram di Donna moderna, una diretta con Nina Gigante per parlare di traslochi, amore, intimità e abbracciarsi fino a rilassarsi!
Sembra una recensione romantica ma non lo è
È uscito da pochi giorni l’edizione italiana di Real Love, un libro di Sharon Salzberg, pubblicato nella collana Mindfulness curata da Carolina Traverso. Il titolo è stato lasciato in inglese perché in italiano potrebbe davvero suonare un po’ troppo romantico, “L’amore vero”. Questo libro non è un libro romantico. È piuttosto una guida saggia che ha l’intenzione di sciogliere pregiudizi culturali e soggettivi sul tema dell’amore. Sharon Salzberg, l’autrice, ha vissuto un’infanzia difficile, molto lontana da quello che potrebbe essere definito amore e, come spesso succede, sono proprio le “fratture” dell’amore nella sua vita che la indirizzano verso la meditazione. La sua attenzione si dirige verso la meditazione vipassana Theravada e in particolare verso i Brahma Vihara, le quattro dimore divine. È in questo solco della tradizione Theravada che Sharon ci parla del vero amore, un amore che guarisce e che parte dal ristabilire amore nei confronti di noi stessi.
È dal ristabilire questo originario patto d’amore e intimità con noi stessi che possiamo aprirci ad un amore vero verso gli altri. Altrimenti, il rischio che corriamo è che gli altri siano “cibo per la nostra fame d’amore”, il rischio è nutrire l’idea che solo se saremo amati incondizionatamente da qualcun altro potremo essere felici.
È vero, l’amore ha una qualità incondizionata che restituisce al cuore la sua vastità. Il rischio che corriamo è sbagliare il punto di partenza. È l’amore incondizionato, è l’accettazione radicale di noi stessi così come siamo che attiva un. circolo virtuoso di amore nella nostra vita. Come tutti i libri di Sharon Salzerg ci sono esercizi e meditazioni per accompagnare il processo di cambiamento.È un libro che fa un ottimo accompagnamento a a Genitori di sè stessi, perché riparare le ferite del passato avviene con la pratica di meditazione e non con troppi psicologismi.
© Nicoletta Cinotti 2023
PS: Se vuoi ricevere una copia con dedica e autografata del mio libro, Genitori di sè stessi, scrivi a [email protected] e avrai il bello dell’acquistare con lentezza
Familiarizzare con se stessi
Spesso tendiamo a giudicare le nostre reazioni come positive o negative. E le altre persone come buone o cattive. Altrettanto frequentemente sono buone le persone che ci danno ciò che vogliamo e cattive le persone che non ci danno ciò che vogliamo.
Questo esprime una tendenza a dividere l’esperienza in “esperienza accettabile” o “inaccettabile” privandoci della possibilità di imparare da ciò che è accaduto.
Abbiamo altre strade alternative. Familiarizzare con la nostra reazione è una di queste. Possiamo chiederci , “Cosa ho sentito nel corpo?”. “Quali erano le sensazioni emotive?”, “Quali erano i miei pensieri?”. “C’era connessione tra le sensazioni fisiche, emotive e i pensieri?”. “Avevo una forte aspettativa e ho reagito al fatto che l’aspettativa non si realizzava?” “Oppure ho reagito all’esperienza davvero in corso?”.
Questo familiarizzarci con l’esperienza riporta un clima di fiducia nei confronti di noi stessi e degli altri. La fiducia che nasce dalla capacità di imparare qualcosa di nuovo in ogni momento. La fiducia che nasce dal non trasformare ogni delusione in una ferita ma in un apprendimento.
Sforzarsi e essere orientati ad un obiettivo è un’attitudine che può funzionare bene in certi ambiti della vita. Ma con le emozioni a volte la via migliore per cambiarle non è cercare a tutti i costi di modificarle, bensì prenderne consapevolezza così da vederle più chiaramente. Zindel Segal, Mark Williams
Pratica di mindfulness: Self compassion breathing
© Nicoletta Cinotti 2023
Trattenere, aggrapparsi e essere intimi
Credo che essere intimi, provare intimità sia una benedizione. Improvvisamente la paura si scioglie e quella continua domanda che è sempre attiva dentro di noi “Sono al sicuro?”, “Sta andando tutte bene?” ci abbandona nella rassicurazione fiduciosa che l’intimità offre.
Sia l’intimità con gli altri che l’intimità con noi stessi.
Così è importante essere consapevoli di quei piccoli, grandi, nemici dell’intimità che ospitiamo nella mente.
Trattenere, aggrapparsi è un nemico dell’intimità. Più forziamo la vicinanza e più provochiamo il ritiro. All’inizio questa affermazione può sembrare controintuitiva tanto siamo abituati a costruire l’intimità che desideriamo e tanto siamo abituati ad una spinta di avidità nei confronti di questo tesoro. Ma ciò che è intimo, per essere tale, ha bisogno di nascere dalla libertà, da un movimento di protensione e non da una spinta di possesso.
Così, come nella pratica la nostra attenzione e il nostro contatto hanno bisogno di gentilezza, per portarci all’intimità con l’esperienza, nelle relazioni, sperimentiamo intimità quando permettiamo che sia la gentilezza e la libertà a costruire il legame.
Se lasciamo andare l’aggrapparsi, l’esperienza relazionale diventa immediata. Immediata significa che non c’è niente che si frappone, non c’è l’avidità né la paura a separarci. Questa immediatezza non è personale né costruita. E’ una intimità che, nella sua non costruzione rivela la virtù del vuoto in cui stare nell’esperienza. Gregory Kramer
Pratica del giorno:Protendersi
© Nicoletta Cinotti 2023
La nostra abitudine più resistente
La nostra abitudine più resistente è quella che serve a lasciarci ogni giorno uguali a sé stessi. Temiamo il cambiamento e invece che associarlo alla crescita lo associamo alla degenerazione. Temiamo la diversità e invece che associarla alla novità lo associamo alla difformità. Temiamo tutto ciò che non controlliamo, come se il nostro controllo fosse una garanzia di salvezza.
Temiamo tutto quello che sfugge al controllo del nostro manager interiore, il nostro direttore dei lavori che non permette deroghe alla vitalità. Così da una parte soffriamo per la stagnazione ma dall’altra l’idea di lasciar andare il controllo, l’idea di permettere alla nostra vita di essere così com’è ci sembra assolutamente inconcepibile. Ci sentiamo bene solo se e quando le cose vanno nella direzione stabilita, la sorpresa ci ricorda che non siamo padroni della vita ma che la vita è padrona di noi.
È la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Nelson Mandela
Pratica del giorno: Esplorare rifiuto e accettazione
© Nicoletta Cinotti 2023 Be real not perfect: crescita e cambiamento
