La tendenza a programmare, a progettare è una delle funzioni della nostra mente. Ha un nome: si chiama proprio “funzione esecutiva”. Inizia a sorgere con l’infanzia e il suo sviluppo occupa tutta la nostra adolescenza fino all’età adulta. A circa trent’anni la nostra funzione esecutiva è pienamente matura: è su quella che contiamo per organizzare la nostra vita.
Ha una sua specifica identità e un suo carattere. È quella che ci rende disorganizzati o efficienti. Improvvisatori o programmatori. Sbaglieremmo però se decidessimo che funziona bene solo se siamo programmati. In realtà ho incontrato persone molto efficienti e molto infelici dei loro risultati e persone molto improvvisatrici e molto soddisfatte – a ragione – della loro vita. Non possiamo quindi valutarla sulla base di questo criterio. Più organizzati = più soddisfatti o più maturi.
Così, quando facciamo i nostri piani per il futuro, perchè non chiederci se lo facciamo da buoni capitani o capitane della nostra vita o schiavisti? Se i nostri piani sul futuro esprimono una visione di noi stessi o sono solo un elenco, più o meno lungo, di doveri? Non obbediremo per sempre a un orientamento troppo autoritario ma seguiremo fedelmente chi saprà ispirarci, motivarci, rendere le nostre giornate – anche le più banali – un’avventura con un ideale nobile. La nostra vita ha bisogno di ispirazione: è per questo che amiamo gli eroi. Perchè sanno guidare e contagiare, con la loro visione, gli altri. L’ispirazione dorme dentro ognuno di noi: ascoltala, segui la tua visione. Questo è già un modo per mettere le intenzioni verso il futuro e renderlo più nobile di un progetto, di una organizzazione.
“Fare un passo che è coraggioso, per quanto piccolo, è un modo per portare in superficie i doni che abbiamo ricevuto”. David Whyte
Pratica del giorno: Grounding
© Nicoletta Cinotti 2023 Buon Anno
Nella tradizione è alla fine dell’anno che dovremmo lasciar andare qualcosa. C’è chi lo brucia. C’è chi lo butta semplicemente (a Napoli può capitare di vedere anche qualcuno che lo butta dalla finestra: non fatelo!).
A volte abbiamo un senso espanso della nostra forza e della nostra fatica e dimentichiamo di vedere il contributo degli altri. Non siamo isole, anche se a volte ci sentiamo così. Forse potrebbe essere una buona idea, anziché spammare dei consueti auguri di fine anno, fare una lista delle persone che desideri ringraziare e ringraziarle. Difficile pensare che non ci sia qualcuno che dovresti o potresti ringraziare. Questo è davvero il miglior augurio che si possa ricevere. Sentire che quello che hai fatto, che quello che hai dato è stato riconosciuto. Ringraziare non è lodare, anche se a volte tendiamo a confonderli. Ringraziare ci restituisce parità e io sono un’appassionata di democrazia. Niente di più democratico del ringraziare.
A questo punto siamo pronti per

