L’ansia è l’emozione dell’inizio. Anzi direi dell’anticipo. Serve ad attivarci per poter avere le energie di svegliarsi, iniziare, prepararsi. Fondamentale quindi, eppure, fastidiosa. Allora utilizziamo delle strategie per gestire la nostra ansia, strategie di comportamento. Sono modalità che, in alcuni casi, possono diventare disfunzionali, perché troppo compulsive.
Cosa vuol dire compulsive? Vuol dire che non possiamo scegliere se farle o meno: siamo costretti a farle. Anzi le facciamo prima ancora di aver deciso se agire in quel modo. Le due modalità – opposte – possono essere “troppo vicino” o “troppo lontano”.
Se scegliamo la modalità “troppo vicino” facciamo troppe azioni, ci lasciamo coinvolgere troppo, diventiamo troppo interventisti e troppo presto. Se, invece entriamo in modalità “troppo lontano”, rimandiamo, procrastiniamo, la prendiamo lunga, molto lunga, per evitare di affrontare qualcosa che ci fa paura.
Il bello è quando troppo vicino e troppo lontano vengono vissute in coppia. Magari lei è della serie “troppo vicino” e lui della serie “troppo lontano”. Il risultato è molto complicato perché in entrambe le situazioni c’è un troppo che non permette di mettere a fuoco quello che è davvero necessario.
Riconoscere il nostro stile ci aiuta. Possiamo prendere un respiro, fermarsi e – nella pausa – cercare la distanza che è necessaria. Che non è quella giusta. È quella in cui siamo in relazione. Quella in cui non soffochiamo nessuno con la nostra ansia, non allontaniamo nessuno per non essere in ansia. Quella distanza in cui possiamo scambiarci uno sguardo e, ascoltare. E scegliere se agire.
“Cara, cosa hai fatto? bastava che chiedessi”. “Caro, ho fatto tutto io, ecco cosa ho fatto! “(da una conversazione realmente ascoltata)
Pratica di mindfulness: Protendersi
© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBSR
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