Tutti noi abbiamo rubinetti in casa. Li apriamo e chiudiamo mille volte, ci sembra naturale poterlo fare secondo il nostro bisogno. E se un rubinetto perde, capiamo subito che dobbiamo intervenire: cerchiamo di chiuderlo meglio e, se non ci riusciamo, chiamiamo qualcuno per aggiustarlo.
Essere ansiosi è come avere un rubinetto che perde.
Quando un rubinetto gocciola, quella goccia cattura tutta l’attenzione. Stessa cosa con l’ansia. Solo che lì la nostra attenzione diventa autocritica: “Non dovrei sentirmi così… il fatto che provo ansia dimostra che sono debole.” Facciamo una cosa paradossale: proviamo un’emozione e, invece di intervenire sull’emozione, ci attacchiamo e ci svalutiamo perché la proviamo. Come dire che il rubinetto perde e quindi cambio casa.
Provare ansia è normale e spesso utile. È un’emozione che attiva le nostre risorse a scopo protettivo, ed è inevitabile in certe situazioni: difficile non provarla davanti a un esame o a un impegno importante. Il 90% del danno legato all’ansia non viene dall’ansia stessa, ma dall’attacco che facciamo a noi stessi quando la proviamo. Lottiamo per mandare via questa emozione perché la riteniamo sbagliata.
Basterebbe dirsi “va bene così, posso aprirmi anche a questa esperienza” e aprire l’attenzione al mondo circostante — ai suoni, alla luce, alla stanza attorno a noi. Espandere uno sguardo che, con l’ansia, si era concentrato su un mondo troppo piccolo: il nostro sintomo. Basterebbe separare noi stessi dall’ansia che proviamo, senza trasformarla in un tratto del carattere. Non siamo la nostra ansia: l’ansia è un’emozione mutevole come tutte le altre.
Se smettessimo di attaccarci perché la proviamo, l’ansia tornerebbe a essere quello che è: un rubinetto che possiamo aprire e chiudere. E i rubinetti si chiudono bene quando onoriamo con l’attenzione i micro-momenti di appagamento della nostra vita.
Una mattina ci sveglieremo e avremo smarrito tutte le nostre teorie sul perché e sul per come e a chi, avremo ingannato tutte le cronologie del quando, e tutti i piani dei cosa, e non balzeremo subito a scrivere nuove teorie. Rosemerry W. Trommer, Citato in Germer C., Neff K
Pratica di mindfulness. Addolcire, confortarsi, aprire
© Nicoletta Cinotti 2026 Abbracciare se stess*. Mindfulness e reparenting
