C’è qualcosa che ci permette di dire che siamo davvero presenti: è la sensazione di vividezza, di chiarezza e felicità che proviamo, in certi momenti. Momenti semplici e quotidiani e non necessariamente attimi speciali.Una sensazione che è sempre a nostra disposizione. Rientra tra i nostri diritti di nascita.
L’abbiamo solo offuscata momentaneamente, per ragioni di sicurezza. Abbiamo pensato di non voler più soffrire e quindi abbiamo messo in campo delle strategie: fisiche, emotive e di pensiero. Strategie legate tra di loro. Quelle più sottili e difficili da sciogliere sono quelle mentali. Abbandoniamo con timore le nostre convinzioni di fondo. Per questo imparare a riconoscerle è così importante. Nominandole togliamo loro un po’ di quella consistenza che le rende così solide da sembrare colonne portanti della nostra vita. In realtà ci offrono un surrogato di vita.
Un surrogato perché la spiegazione è già pronta, la percezione è già fatta, la soluzione è già nota. Così oggi, quando sentiamo arrivare l’armata dei pensieri che ci spiegano la vita, proviamo a fermarci e chiederci: qual è la convinzione di fondo che esprimono? Diamole un nome, magari creativo: possono essere strategie di controllo, di aggressione, di espansività o altro ancora. Diamo loro un nome perché, dare un nome alle cose, è il primo passo per imparare a conoscerle.
Decisioni e strategie di fondo si ricompongono in una costruzione mentale apparentemente solida che diventa un surrogato di vita. Crediamo che questa immagine della realtà, prodotta dal pensiero corrisponda alla vita. Tuttavia, più prestiamo fede a questa vita artificiale, più ci allontaniamo dalla vita così com’è. Ezra Bayda
Pratica di mindfulness: Il panorama della mente
© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBCT online

Il fatto di provare sentimenti che definiamo negativi, emozioni forti e solide come spade, ci fa dubitare della innata qualità di apertura del cuore. Eppure questo è un inganno: un inganno nutrito da due aspetti. Il primo è la solidità che diamo alle nostre emozioni quando le trasformiamo in pensieri e in piani di risoluzione o di vendetta. Il secondo inganno è quello che facciamo quando trasformiamo le nostre emozioni in azioni impulsive. È vero che spesso le nostre emozioni producono scelte disastrose o fallimenti ma questo è un prodotto dei due inganni che citavo sopra. Se riusciamo a guardarle con semplicità e chiarezza, qualsiasi emozione passa e passando ci permette di tornare a quella spaziosità del cuore nella quale incontriamo la nostra naturale bontà e apertura. La gentilezza delle emozioni si coltiva nella fiducia: la fiducia che nasce quando non trasformiamo il dolore in vendetta, il fallimento in conclusione.
Dominio 1 Aderenza al programma: temi, ritmo e organizzazione del curriculum della sessione
Dominio 2 Capacità relazionali
Dominio 4 Condurre le pratiche di mindfulness L’insegnante offre una guida che descrive accuratamente quello che i partecipanti sono invitati a fare in pratica e include tutti gli elementi richiesti nella pratica proposta.
Dominio 6 Custodire il contesto di apprendimento del gruppo L’intero processo di insegnamento si svolge nel contesto di un gruppo, che se facilitato efficacemente diventa un veicolo per connettere i partecipanti con l’universalità e l’impersonalità dei processi che si stanno esplorando, facendo anche spazio al senso di umanità condivisa.
