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Nicoletta Cinotti
La rivoluzione silenziosa della fiducia
Ho sempre pensato che le vere rivoluzioni siano silenziose. Non ti accorgi di quanto siano forti ed efficaci fino a che non sono ormai penetrate così profondamente da essere un cambiamento irreversibile.
La Mindfulness è una rivoluzione silenziosa, basata sulla fiducia dell’esplorazione della propria realtà così com’è, nel presente della propria vita. L’ultima caratteristica di questo percorso verso la felicità eppure la prima fin dall’inizio.
Ma, quali sono le accezioni della fiducia nella mindfulness?
- La prima accezione della fiducia: la fiducia nell’esperienza. Fidarsi dell’esperienza significa riconoscere che abbiamo bisogno di tornare all’origine, alle caratteristiche sensoriali e percettive, distinguendole dagli aspetti interpretativi e di pensiero.
- La seconda accezione della fiducia: la fiducia nella condivisione. Il protocollo mindfulness si basa su una regola implicita ed esplicita: quella della condivisione. Un processo che trasforma la classe di mindfulness in un apprendimento collettivo, in una co-creazione, in cui le esperienze dell’uno arricchiscono, nutrono e sostengono le esperienze dell’altro.La condivisione è totale anche nella pratica: ogni istruttore pratica, quotidianamente, e ogni giorno si incontra con le stesse risorse e le stesse difficoltà di ogni persona.
- La terza accezione della fiducia: l’autonomia. La fiducia però non può essere tale se non si accompagna all’autonomia e alla padronanza dei propri mezzi. La passione che ogni istruttore mette nel protocollo è quella dell’insegnare a camminare sulle proprie gambe, accogliendo e sostenendo i momenti di inevitabile incertezza. E’ lo stesso sguardo timoroso, trepido e soddisfatto di quando ho visto mio figlio staccarsi dalla libreria alla quale si teneva saldamente aggrappato per muovere i primi passi: lontano da me.Questa autonomia e il suo maturarsi e svolgersi è per me la parte più commovente del percorso: la mindfulness è lo strutturarsi di una relazione intima e profonda e, in qualche modo, più funziona e meno le persone avranno bisogno di te.
- La fiducia nel cambiamento. La fiducia nelle possibilità di cambiamento nei protocolli mindfulness è illimitata. E’ una fiducia che nasce dal cambiare prospettiva, nasce dalle potenzialità dell’accettazione, senza cercare di realizzare niente ma fidandoci nel processo di autoregolazione e della sua saggezza
Tratto da Destinazione Mindfulness 56 giorni per la felicità
Pratica di mindfulness: Self compassion breathing
© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale
Un vademecum per lasciar andare
Credo che, teoricamente, possiamo comprendere la bontà del lasciar scorrere perché la mente sia libera di cogliere e accogliere il presente, la sua novità. Realizzarlo però è tutt’altro che semplice. Così ho pensato di condividere quegli appunti che sono nati via via, dalle mie meditazioni sul lasciar andare. Non sono tanto organici ma sono abbastanza vissuti da essere, spero, facilmente comprensibili.
- La prima scoperta sull’argomento lasciar andare è stato il corpo: difficile lasciar andare quando qualcosa è contratto e aggrappato. Perché ad una contrazione corporea corrisponde inevitabilmente una contrazione mentale.
- La contrazione corporea nutre l’illusione del controllo, grande antagonista del lasciar andare. Quando desideriamo avere precisione tendiamo l’attenzione e tendiamo il corpo. Spesso questo diventa contrazione. Abbiamo effettivamente bisogno di precisione molte volte. Di quello che Kabat Zinn chiama “calibrare gli strumenti” ma, come dice spesso, è necessaria una certa quota di gentilezza perché questa precisione e questo calibrare gli strumenti non diventino controllo.
- Imparare dal respiro: il ritmo del respiro è un continuo rimando al lasciar andare. Senza una buona espirazione finiamo soffocati e per quanto possiamo trattenere, prima o poi abbiamo bisogno di cedere al lasciar andare dell’espirazione.
- Riderci sopra: Tutti noi abbiamo paure irrazionali. Io non amavo il mare sabbioso perché avevo paura delle tracine, pesci con spina velenosa sul dorso che si nascondono sotto la sabbia e che possono pungere chi li calpesta. Da specificare che non sono mai stata punta da una tracina, comunque, per prudenza, sceglievo se possibile gli scogli, oppure, se ero in spiaggia, iniziavo a nuotare praticamente dalla riva, con scene che, già di per se stesse, erano piuttosto comiche. Questo sguardo comico nei confronti di ciò che accade mi ha aiutato tantissimo. A volte domandarmi “Come vedrò questa cosa tra un giorno, una settimana, il prossimo anno?” è stato sufficiente per ristabilire una prospettiva più adeguata e lasciar andare con più semplicità. So che la mia tendenza a scherzare può risultare fastidiosa ma il gioco, per me, vale la candela.
- Infine, last but not least: è inutile agitarsi tanto: tutto cambia! Tratto da Destinazione Mindfulness 56 giorni per la felicità
La legge dell’impermanenza è una legge di armonia. Jack Kornfield
Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume
© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale
Accettazione e accoglienza
Amministratori di condominio o portinai?
Racconto spesso la storia della personalità come un condominio, in cui ogni appartamento è un aspetto della nostra personalità: sfaccettata, multiforme e, a volte, imprevedibile. Una storia in cui l’importante non è quanto sono calmi questi diversi aspetti ma quanto riusciamo a metterli in dialogo. Allora, ogni tanto qualcuno mi chiede: “ma quindi poi c’è un’altra persona. C’è anche l’amministratore di condominio, che è la parte migliore di tutte?”
L’amministratore di condominio mette in dialogo tutte le parti e le integra:non è una persona in più. È la consapevolezza. È solo attraverso la piena consapevolezza che possiamo riconoscere come nostri, tratti diversi della nostra personalità. E che possiamo riconoscere come nostra la variazione che abbiamo nelle diverse relazioni della nostra vita. È la consapevolezza che integra e mette in comunicazione. Che ci permette una visione più ampia.
È per questo che è così importante dedicare tempo alle pratiche di consapevolezza: perché sono assemblee condominiali. A volte dobbiamo prendere decisioni importanti e più condomini sono presenti, più abbiamo in chiaro la situazione. Può darsi che questo apra confitti, proprio come nelle assemblee condominiali. Ma conoscere la situazione è meglio che non conoscerla. Amarla è meglio che disprezzarla. Tenere il dialogo è meglio che evitare.
Questo è il senso della parola migliore. Una parola che non amo perché fa subito pensare che ci sia un peggiore. Il portinaio è importante ma non ha il compito dell’integrazione: ha solo la funzione di testimone. Un testimone utile perché sa quello che succede ma non mette insieme le cose: non è il suo compito.
Forse in questo momento della tua vita sei pronto per lavori straordinari: vuoi rifare il tetto o la facciata. Oppure l’ascensore. Non far decidere solo al vicino dell’attico (la testa). Senti il parere di tutti e trova un’amorevole strada di integrazione. Saranno i lavori più belli del mondo.
La mindfulness così è stata, per me, una specie di dialogo con la mia parte più autentica. Un dialogo fatto di molti silenzi e di parole semplici ed essenziali. E’ difficile stare in silenzio con qualcuno, anche quando siamo noi stessi. Sorgono ogni forma di impedimenti: il torpore, la noia, l’irrequietezza, una fame improvvisa, una fantasia creativa che spinge all’azione immediata e così via. Eppure praticando questo ascolto silenzioso, questo andare al di là delle solite storie sull’argomento “me”, ho ritrovato un fare che nasce dall’essere e che non esaurisce ma integra e restituisce un senso nuovo anche alle cose più ripetitive. Nicoletta Cinotti
Pratica del giorno: La classe del mattino (per tenere insieme mente e corpo, attico e piani bassi)
© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBCT
La storia del vicino di casa e i confini
La casa dove tengo i ritiri è al limitare di un bosco, molto fertile per i funghi. Poco distante abitava un signore, una di quelle persone dell’entroterra ligure, difficili da descrivere se non dicendo che era piuttosto chiuso e ostinato. Un uomo con un forte senso della proprietà.
Francamente non so se il bosco circostante gli appartenesse ma lui era certo che fosse così e che, quindi, anche i prodotti del bosco fossero suoi. Per questa ragione tagliava, con chirurgica precisione, le gomme di chi parcheggiava nei dintorni per andare a funghi. Non le gomme delle persone del posto. No, le loro macchine erano salve. Quelle dei “foresti” che venivano a turbare la zona. Anche noi della casa di ritiri eravamo salvi perché, lui diceva, io sono uno rispettoso. Non coglieva l’evidente contraddizione tra tagliare le gomme ed essere rispettoso. Non la coglieva perché aveva, a modo suo, un fortissimo senso dei confini. Soprattutto di quello che è giusto e sbagliato.
Peccato che fosse lui il depositario del confine di giusto o sbagliato. Questo signore potrebbe sembrare molto diverso da noi, evoluti cittadini. Non lo è. Anche noi ci arroghiamo il diritto di stabilire le regole, di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Di intervenire sulla base del nostro senso dei confini, senza domandarci se, per caso, abbiamo un confine troppo ampio rispetto alla nostra persona. Se, per caso, non finiamo per considerare nostro anche lo spazio dell’altro e la sua autonomia. Anche noi, a volte, vorremmo dettare le regole di quello che si può o non si può fare sulla base del nostro fatidico senso di giustizia.
Peccato che il senso di giustizia dimentichi, molto spesso, il senso della relazione. Dimentichi i sentimenti di chi, a nostro parere, viola il nostro criterio. Peccato che, anche noi, vedendo che la macchina davanti a noi parcheggia, pensiamo “mi ha preso il posto” anziché “era prima di me”.
Così, dovete sempre ricordare che tutte le colorazioni tipo “io”, “me”, “mio”, sono semplici correnti del pensiero che posso influire negativamente sullo stato d’animo e sulla precisione dell’esperienza diretta. Rammentarsene mantiene vitale la pratica proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno e siamo più disposti a contravvenire. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume
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© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBSR Prezzo ridotto per iscrizioni entro il 29 Settembre
Foto di © ilariasantinelli
