Torno raramente nel paese dove sono nata. Ci sono vissuta in fondo pochi anni. Davvero pochi rispetto al resto della vita.
Eppure tornare riattiva emozioni fortissime. Non credo che capiti solo a me. Capita a chi emigra. A chi si fa una vita lontano da dove è nato. Poi torna e un filo d’erba basta a raccontare una storia intera. La vita è altrove ma l’intensità di quel passato è davvero unica. Niente assomiglia a quei primi anni. Non è perché siamo nostalgici. È perché tutto era vissuto con una intensità assoluta e tornando arriva la forza di quella intensità.
Mi sono convinta che è per questo che i primi anni sono così critici rispetto alla formazione della nevrosi: vivi tutto così intensamente, senza filtri, che ogni cosa lascia un’impronta. Anche la più piccola. Nel bene come nel male.
Poi metti le cose a posto, cresci, ti fai una vita. Ti sembra di aver capito e conosciuto quello che c’era da sapere. Non è vero ma ti fa stare tranquillo pensarlo. Invece siamo pieni di impronte che sono pronte ad illuminarsi all’improvviso, senza ragione. Se non che, quella, è la materia dalla quale siamo nati. La distanza copre ma non annulla quello che sta sotto. Quelle impronte danno vita alle nostre parti che non hanno mai la nostra età anagrafica. In genere sono più giovani, raramente possono essere più vecchie. Una cosa è certa: se non torniamo a liberarle rimangono intrappolate nel passato e ci fanno credere che nulla sia cambiato da allora. Non è così: siamo diventati, a volte nostro malgrado, adulti. Solo che la forza di una parte imprigionata può coprire la nostra età attuale e metterci in confusione.
Così, camminando da sessantenne sulla spiaggia, mi sono accorta che sentivo il mio corpo come quando ero adolescente: impacciata. Cercavo ancora qualcosa che non c’era. Non c’è mai stato e dubito che ci sarà prossimamente. Accorgermene mi ha fatto sorridere ma, soprattutto, mi ha liberato da un’illusione che mi accompagnava da tutta la vita. L’illusione che il mio corpo debba nascondere anziché dichiarare.
Nel profondo di ciascuno di noi c’è un bambino che era innocente e libero e sapeva che il dono della vita è il dono della felicità. Alexander Lowen
Pratica di mindfulness: Cullare il cuore
© Nicoletta Cinotti 2023 Reparenting ourselves. Diventare genitori di sé stessi
