Quando avviene un cambiamento, qualsiasi cambiamento, spesso ci sono due elementi che si intrecciano: un elemento di cura e uno di apprendimento.
La cura è necessaria anche se non c’è malattia. Abbiamo bisogno della cura perché le cose della nostra vita possano fiorire. Può esprimersi come attenzione affettuosa o come tempo dedicato a noi stessi. Può esprimersi come cura che passa attraverso una relazione terapeutica. È un gesto gratuito nella sua qualità e nella sua intensità perché disegna un’atteggiamento di apertura, fondamentale anche se non obbligatoria.
L’apprendimento si realizza nel momento in cui un nuovo significato, una nuova comprensione entra nel nostro panorama interiore. In quel momento, qualunque sia la fonte da cui abbiamo appreso, quella comprensione diventa nostra. Ci appartiene perché, comprendendola, le abbiamo dato il nostro colore e la nostra intelligenza. E, a quel punto, proprio perché nostra, può essere a disposizione di tutti. Possiamo condividerla: non abbiamo più paura di perderla.
Questi due aspetti hanno però bisogno di un equilibrio interno. Se pretendiamo di cambiare solo attraverso l’apprendimento, il cambiamento rischia di diventare formale e troppo strutturato. Se pretendiamo di cambiare solo attraverso la cura rischiamo di diventare dipendenti da qualcosa o da qualcuno. È in questo equilibrio tra cura e apprendimento che impariamo a riconoscere qual è il nostro ritmo di cambiamento. Il nutrimento che ci manca è quello che disegna il bisogno. Quello che abbonda è quello che alimenta la stasi. L’equilibrio disegna il noi della gratitudine.
Il piacere richiede una sincronia tra uno stato interno e una circostanza esterna. Alexander Lowen
Pratica di mindfulness: Compassione per il Sé ansioso
© Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di Mindful self-compassion residenziale
Potremmo dire che tutto ciò che dall’esterno va all’interno è una forma di nutrimento, gli stimoli sensoriali che riceviamo, i nostri pensieri, quello che leggiamo, le attività che facciamo per lavoro o per divertimento, le nostre ansie, sono tutte cibo perchè alimentano la nostra vita.
Se siamo pieni di stimoli sensoriali non possiamo nutrirci del terzo tipo di nutrimento: un nutrimento che nasce dall’ascolto del silenzio e del vuoto. Questo nutrimento è la nostra motivazione, il nostro vero desiderio. Agiamo ma non abbiamo lo spazio e la quiete necessari per agire con intenzione. È questa mancanza di motivazione che ci fa vivere semplicemente rispondendo agli affanni del quotidiano, o che ci fa sembrare che gli ultimi 10 anni della nostra vita siano passati quasi senza accorgercene.
Quello che manca a molte persone per essere felici è proprio questo tipo di nutrimento che spinge ad andare al di là delle nostre motivazioni egoistiche. Non invita ad trascurarsi: invita ad allargare la cura, l’attenzione e l’amore anche agli altri. Faccio spesso l’esempio degli alberi di una foresta: apparentemente ognuno di loro ha una vita indipendente ma se li guardiamo dalla prospettiva delle radici le loro connessioni sono evidenti e strettissime. E anche radici lontane comunicano attraverso dei funghi che passano le informazioni di nutrimento da un albero all’altro. Anche noi siamo così. Anche se siamo apparentemente separati non è indifferente quello che accade alle persone che amiamo e nemmeno quello che accade ai nostri vicini: in modi che non riusciamo a prevedere tutto questo avrà una ricaduta sulla nostra vita.
