Viaggio spesso in treno, piccoli spostamenti fatti per evitare la macchina, e mi porto sempre dietro un libro. Ecco questo libro, di cui scrivo la recensione oggi mi ha fatto venir voglia di prendere il treno pur di finirlo di leggere (Scherzo)
In realtà mi ha quasi fatto perdere la stazione di discesa tanto mi stava divertendo perché Anne Lamott è una persona con un’ironia divertente e mai cattiva, nemmeno quando racconta dell’invidia che prova per i successi letterari di una collega. È un libro uscito molti anni fa e prosegue la mia lista di recensioni obsolete di libri usciti da tempo perché Anne Lamott è famosa. Sono convinta quindi di non darvi nessuna notizia esclusiva o anticipatoria. È solo il piacere di condividere un testo in cui si parla di scrittura in modo leggero, senza troppi paludamenti e senza far credere che scrivere sia qualcosa che ci rende parte di un club esclusivo. Dovremmo scrivere tutti, ogni giorno, e, fortunatamente, lo facciamo molto di più da quando ci sono i social. È vero che spesso è una scrittura becera ma siccome mettiamo fuori quello che sta dentro, non possiamo farci molto (meglio dentro che fuori o meglio fuori che dentro?) e inoltre leggere commenti mal scritti come forma o come contenuto ci fa subito sentire scrittori migliori e persone superiori (un beneficio innegabile questo!). Imparare a scrivere, dice Anne, significa imparare a vivere e, in effetti, il libro offre svariati esempi di come, con l’ironia, si possa vivere molto meglio e, io credo, anche più a lungo. Il libro è diviso in cinque parti. La prima è “Scrivere”, la seconda, molto amena è “La struttura mentale dello scrittore”. La terza è “Chiedere aiuto strada facendo”. Seguono poi “La pubblicazione e altre buone ragioni per scrivere” e chiude con “L’ultima lezione”
Ecco qualche stralcio di come Anne racconta l’invida tra scrittori
“L’invidia è un attacco diretto alla fiducia a cui avete sempre fatto appello.
Questo però è un aspetto con cui, prima o poi, dovrete confrontarvi se continuerete a scrivere: si sa che, il più delle volte, il successo bacia i più brutti, antipatici e immeritevoli tra i vostri colleghi scrittori, persone che, in altre parole, non siete voi.(…)Starete male, oltre ogni dire. Ci saranno giorni in cui odierete tutti e non crederete più in nulla. Se lo conoscete di persona l’autore o l’autrice in questione vi dirà di non temere, che il prossimo sarete voi: lo stesso che dicono le spose ai matrimoni, e intanto il tempo passa e voi invecchiate. Tra l’altro, non è proprio il massimo per la vostra autostima augurare a questa persona una piccola disgrazia, che gli esploda il cervello, tanto per dirne una. O, se si tratta di un uomo, che si svegli una mattina con la prostata ingrossata, perché puoi essere ricco e famoso quanto ti pare, ma quando devi chiamare il medico per un’esplorazione rettale allora si che la giornata si mette male. Vi fate prendere da simili fantasie perché ancora una volta, come il ragazzino davanti alla vetrina del pasticciere, credete che il vostro amico, che ormai odiate, si sia già preso tutte le caramelle. Siete convinti che il successo porti a questa persona gioia, serenità e sicurezza inimmaginabili e che d’ora in poi la sua vita sarà tutta in discesa. Vivrà fino a centovent’ anni e non morirà mai: a morire sono sempre i buoni, come voi. Ma questo non è vero. I soldi non garantiscono nulla a questi scrittori, se non una serie di problemi ben più costosi…”
Anne Lamott, Scrivere. Lezioni di scrittura creativa, Deagostini (se lo compri da questo link potrei ricevere qualche centesimo da Amazon)
Il titolo in inglese è più bello “Bird by Bird. Some instructions on writing and life”
© Nicoletta Cinotti Addomesticare pensieri selvatici
