Il senso di colpa può essere una brutta compagnia, che rende le nostre giornate pesanti, come se avessimo un tappo di piombo sul cuore. Ci spinge ad azioni riparatorie che spesso sono più punitive – nei confronti di noi stessi – di una punizione reale. Ma il vero danno il senso di colpa lo fa nelle relazioni perchè è una emozione relazionale.
Quando ci sentiamo in colpa per come siamo o per qualcosa che abbiamo fatto, la persona che ha suscitato questa emozione ha, nei nostri confronti, un potere speciale: quello che nasce dal nostro desiderio di riparare all’errore. Così possiamo spingerci oltre a quello che sarebbe opportuno, pur di far dimenticare quello che abbiamo fatto.
Il paradosso è che – molto spesso – non abbiamo proprio fatto nulla di grave né nulla di male: si è solo incrinata la nostra immagine ideale e non siamo stati all’altezza di questa idealità. Una idealità che, peraltro, molte volte è impossibile da realizzare.
I veri guai iniziano quando il senso di colpa lo proviamo nei confronti di un manipolatore emotivo. Perchè lui/lei sanno di averci in pugno, sanno che possono chiederci di più di quello che sarebbe lecito. Anzi, spesso la manipolazione emotiva avviene proprio in questo modo: l’altro fa di tutto per farci sentire inadeguati, indegni o colpevoli e, in questo modo – giorno dopo giorno – si produce un danno progressivo. Noi cerchiamo di farci perdonare e lui/lei ci chiedono sempre di più nella spirale del nostro desiderio di essere perfetti. Se qualcuno ti controlla con il senso di colpa, se per qualcuno non sei mai abbastanza, non ci sono alternative che tirarsi indietro. Lasciare che trovi quell’essere perfetto che cerca perchè, in verità, quello che vuole è solo dominare la relazione con i propri bisogni.
Passando un po’ di tempo a coltivare l’amicizia per se stessi si dissolvono via via le forze negative della paura e del senso di colpa che abbiamo dentro. Questo riduce la costante preoccupazione per il proprio panorama mentale, il che, a sua volta, fa sgorgare una sorgente di felicità, compassione e creatività che fa bene a tutti. Perchè la meditazione sblocca la sorgente da cui sgorga la felicità. Penman, Williams
Pratica di mindfulness: Lavorare con le emozioni
© Nicoletta Cinotti 2023 Formazione in Reparenting
Nella nostra cultura corriamo il rischio di dare un’enfasi eccessiva al raggiungimento di mete ed obiettivi non come espressione della crescita delle nostre potenzialità ma come segno del nostro continuo perfezionarci. Misuriamo la nostra vita in termini di successo e, soprattutto, tendiamo ad identificare quel successo con una crescita. Questa confusione tra crescere e perfezionarsi toglie equilibrio e ci fa confondere i risultati – positivi o negativi che siano – con il senso della nostra esistenza.
Anche se tendiamo a negarlo l’idea del miglioramento è sottilmente ostile nei nostri confronti. Significa che c’è qualcosa che non va, qualcosa a cui subordiniamo la nostra possibilità di accettazione. Mi accetterò quando avrò superato quel problema, quel difetto, e dimostrerò così, a me stesso e agli altri, che valgo, che sono capace, che ho padronanza nei confronti della mia vita. Inoltre l’idea del miglioramento fa pensare a qualcosa di statico, già definito e concluso, che richiede solo un ritocco. Magari grande ma un ritocco.
I progetti di miglioramento hanno l’obiettivo di farci ri-entrare in un gruppo o in un target. E sono un buon modo per spiegare la differenza tra
