Non serve negare di provare un’emozione. Serve saperla riconoscere e descrivere, soprattutto se è un’emozione difficile di cui ci vergogniamo. Saperla descrivere significa anche vedere che le emozioni procedono per costellazioni, si mischiano ad altre, alcune fanno da freno, altre da acceleratore. La gelosia, per esempio, è un morso interiore che divora, diventa, spesso, un morso esterno che vorrebbe divorare l’oggetto amato. Parla di una fame e una incertezza primitiva. Parla della paura che senza l’altro non sia possibile vivere. Parla della sensazione che si prova alla sola idea di non essere più in primo piano. Parla della rabbia che si mischia all’amore e mai rabbia é tanto più forte di quella che ci suscitano le persone che amiamo. Siccome però siamo convinti che ci siano sentimenti che non devono esistere, iniziamo così il gioco della sparizione, attraverso la negazione. Un incantesimo che utilizziamo spesso con le emozioni difficili,
Non é un reato provare gelosia. Non é un sentimento razionale: possiamo provarla per minuscoli dettagli, anche solo perché qualcosa é sfuggito al controllo. RIconoscerla é il primo passo. Il secondo é non alimentarla con la proliferazione mentale. Nella gelosia siamo sempre un po’ paranoici e questo aggiunge un ingrediente esplosivo alla gelosia: la paura.
Dopo averla riconosciuta abbiamo solo bisogno di esplorarla nel corpo, sentirne il sorgere, il bruciare e poi lo svanire. Quel fuoco nutre la nostra indipendenza. Negare la gelosia nutre, invece, la nostra dipendenza dall’altro. Il senso di essere bisognosi oltre ogni limite. E alimenta la fiducia nel controllo come strumento di protezione.
Non sono le emozioni a essere disfunzionali ma le regole che ci diamo rispetto alle emozioni difficili: non vedo, non sento, non parlo. Nicoletta Cinotti, Mindfulness ed emozioni
Pratica di mindfulness: Lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2024 Autunno: lasciar andare
