Ci sono aspetti del nostro carattere a cui rinunceremmo malvolentieri. Ci sentiamo identificati con quelle caratteristiche e perderli ci sembrerebbe l’equivalente di perdere una parte di noi. Alcuni possono essere aspetti positivi ma raramente non c’è il rovescio della medaglia che coglie, anche delle caratteristiche più benefiche, gli elementi critici.
A cosa siamo più affezionati della nostra personalità? Non è una domanda banale perchè spesso, quello a cui siamo più affezionati è anche quello che abbiamo più paura di perdere e che difendiamo con il controllo e con lo sforzo. Prova a fare un piccolo gioco: come sarebbe la tua vita se quell’aspetto si alleggerisse un po’. Rimanesse ma più lieve, lasciando più spazio ad aspetti diversi di te? Prova ad immaginare come sarebbe la tua vita se quel tratto distintivo non fosse più così forte. Prova ad immaginare come sarebbe la tua vita tra un anno e poi tra cinque. Davvero sarebbe così disastroso lasciar andare un po’ di quella identità? Davvero non ti riconosceresti più?
Pensare a noi stessi in termini troppo rigidi e stabili spesso ci fa vivere gli inevitabili cambiamenti con la paura di perdere il controllo, con la paura che la novità minacci la nostra identità. In realtà il cambiamento è inevitabile. Inevitabile che riguardi anche noi. Spesso fare questo piccolo esercizio di immaginazione ci aiuta a renderci conto che lasciar andare significa solo diminuire la pesantezza del controllo. Soprattutto significa non identificare il cambiamento con la perdita di controllo. Possiamo credere che il controllo e la stabilità ci salveranno da tutti i mali ma sappiamo benissimo che rimanere arroccati e rigidamente stabili è come camminare sul ghiaccio sottile. Prima o poi qualcosa diventa troppo e rompe questa fittizia stabilità. Allora perchè non aprire le porte all’idea che tutto di noi potrebbe cambiare e che quello che oggi ci identifica potrebbe essere presente anche con più leggerezza. Quella leggerezza che, in qualche momento, non è altro che una forma di lieve felicità.
Lasciamo andare quando ci sentiamo rassicurati. Così, a volte, può essere utile portare l’attenzione alle parti del corpo in cui sentiamo tensione e lasciar andare quella tensione con l’espirazione. Se guardiamo a dove il corpo è aggrappato troviamo tracce di paura e tracce di controllo. Nicoletta Cinotti, Genitori di sé stessi
Pratica di mindfulness: Lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2023 Gratitudine e cambiamento
conosciamo, non si verifica. Il punto è cosa intendiamo per “conoscere”. L’uso dei social infatti ha esteso la sensazione di conoscere qualcuno anche a persone che normalmente non considereremmo “amici” e sviluppato il mostrare le proprie risorse, capacità e abilità. Insomma ha alimentato proprio due degli ingredienti basilari dell’invidia: conoscersi(1) e percepire una disuguaglianza (2) ritenuta ingiusta.
Le risonanze magnetiche fatte dai soggetti che partecipavano all’esperimento giapponese citato sopra hanno mostrato che più i partecipanti all’esperimento provavano invidia, più si attivava la corteccia cingolata anteriore dorsale. Quest’area del cervello è coinvolta nei sentimenti conflittuali e fa parte del circuito del dolore: la partenza è quindi il dolore di sentirsi inferiori e l’invidia la reazione a quel dolore nel tentativo di averne sollievo.
La nostra cultura è una cultura dipendente dall’approvazione che riceviamo dagli altri. Siamo cresciuti a competizione spinta e il confronto è spesso usato come strumento di stimolo educativo. Insomma, in poche parole non ci rendiamo conto di costruire oggi, i problemi di domani.
