
Siamo cresciuti pensando che la ricerca della sicurezza fosse sia un must che un segno di successo. Abbiamo misurato il successo in gradi di sicurezza. Più sicurezza – economica, di personalità, di status, professionale – più successo.
Fino a che qualcosa nel mondo è cambiato. Qualcosa che riguarda tutti. Non siamo lontani dai migranti che arrivano – quando arrivano – sulle nostre coste bagnati, poveri, disorientati e arrabbiati. Non siamo lontani dall’Ucraina e nemmeno da Israele e dalla Palestina. Non siamo lontani per tante ragioni: una di queste è che il terrorismo ha battuto forte nelle nostre coscienze.
Così ci viene chiesto un cambiamento radicale. Quello di imparare a trovare la felicità nell’incertezza. Con un lavoro a tempo molto determinato e che, dall’altra parte, ci chiede sempre più tempo. Guerre alle porte che sono già dentro i nostri pensieri. Cambiamento climatico in atto. È una sfida. Non è nuova. Siamo umani perchè – da sempre – siamo stati consapevoli dell’incertezza dell’esistenza. Forse è questa che ci differenzia dagli animali. Oppure anche loro imparano a correre per la stessa ragione.
Mi rendo conto che questa incertezza non ci rende vulnerabili ma fragili. Elementi fragili di un sistema in precario equilibrio. Non possiamo scappare da questa fragilità. Della consapevolezza della fragilità non possiamo che farne un’arte. Che ha la stessa bellezza, poesia, forza e vitalità di qualsiasi arte. Non sono tempi facili ma possono essere tempi in cui impariamo a stare nella nostra fragilità senza scappare. Tempi in cui possiamo imparare l’arte di essere fragili.
A tutti gli uomini e le donne
che difendono le cose fragili,
perchè sanno che sono
le più preziose.Alla mia famiglia
nella quale imparo ogni giorno
l’arte di essere fragile. Alessandro D’Avenia “L’arte di essere fragilePratica di mindfulness: Pratica di accettazione
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT
