Quando siamo intimi entriamo anche, inevitabilmente, in una sfera familiare. La sfera in cui abbiamo conosciuto l’intimità. È quella in cui abbiamo imparato molte cose buone e qualche brutta abitudine.
E’ per questo che nell’intimità iniziano le proiezioni. Siamo intimi e iniziamo ad immaginare il principe azzurro. Siamo intimi e iniziamo ad immaginare che tutto andrà bene. Siamo intimi e tutti i nostri vecchi bisogni tornano a galla, come desideri. O come fantasmi.
Torniamo, senza accorgercene, ad un pensiero magico, quello che avevamo quando abbiamo imparato ad essere in intimità.
Tutto questo è perfettamente normale. Forse inevitabile perché in realtà l’intimità è la canzone dell’imperfezione. Una canzone che possiamo cantare per imparare. Oppure pensare che quando ci sono note stonate sia tutto da buttar via, come fanno i perfezionisti dell’amore e gli acrobati delle illusioni (E a volte, purtroppo, pratichiamo per perfezionarci anziché per accettarci).
Quello che possiamo scegliere è se farsi trascinare dalle nostre illusioni o esplorarle per imparare qualcosa in più sull’argomento. E sulla realtà.
Per lasciare che l’intimità nelle nostre relazioni cresca senza troppi film, con la saggezza dei piccoli passi.
Cercheremo un’armonia, sorridenti, tra le braccia, anche se siamo diversi come due gocce d’acqua.
Nulla due volte Wislawa Szymborska
Pratica del giorno: La canzone dell’imperfezione
© Nicoletta Cinotti 2024 Amore, mindfulness e relazioni. Ritiro estivo
