Quando incontriamo una persona nuova, quando iniziamo un nuovo progetto, guardiamo dove vorremmo andare, cosa vorremmo realizzare.
È normale visto che queste sono le spinte che ci motivano in quella direzione. Però, per essere davvero presenti avremmo anche bisogno di chiederci: quanto è vuoto il mio stomaco? Quanta fame arretrata mi spinge a questa nuova esperienza?
Se dimentichiamo di farci queste due semplici domande è molto probabile che sposteremo sul nuovo progetto, sulla nuova persona, la responsabilità della nostra fame, la responsabilità del nostro bisogno e lo scopo della nostra ricerca. Responsabilità che sono troppo grandi per una gemma appena sbocciata, per un ramo nuovo, per un nuovo sviluppo.
Rischiamo così di schiacciarlo sotto il peso di un passato sconosciuto e di un presente dimenticato.
Le persone che incontriamo non sono responsabili della nostra fame, ma della loro. Non sono arrivati per cancellare il nostro passato ma per costruire un presente, possibilmente diverso da quello che è già stato.
Così, ad ogni nuovo inizio, domandiamoci “Quanto è vuoto il mio stomaco”? È la migliore domanda per avere davvero una mente da principiante. Perché ci dice quanto siamo aperti ad una nuova esperienza e quanto siamo spinti da desideri rimasti irrisolti nel nostro passato, prossimo o remoto.
La strada è quella, contro-intuitiva, del non rifiuto. La strada dell’essere curiosi e accoglienti verso ogni parte di noi, ogni parte del nostro carattere, e considerare problemi e difficoltà come aspetti di crescita e cambiamento. tratto da “Genitori di sé stessi”
Pratica di mindfulness: Essere vivi ora (la meditazione inizia a 2:20)
© Nicoletta Cinotti 2023 Mindfulness interpersonale


