Tutti noi attraversiamo momenti difficili nelle nostre relazioni.
Così spesso ci chiediamo cosa fare per superare una rottura relazionale, una incomprensione, una difficoltà. Cosa fare quando la nostra storia incontra un ostacolo. E, spesso, quell’ostacolo diventa parte di una storia, parte di una narrazione. La raccontiamo agli altri nella speranza di ricevere un consiglio e un suggerimento.
Il punto è che raccontare la storia di quella difficoltà non aiuta: ripete all’infinito il trauma. Aumenta la proliferazione mentale, alimenta l’ostilità nei confronti dell’altro e la nostra ferita. Ci mette nella logica del giusto o sbagliato. Di chi ha ragione e di chi ha torto. Una logica dalla quale non è facile uscire. In quei momenti abbiamo bisogno di voltare pagina per cambiare storia e ripartire da lì. Non significa che non affronteremo il problema: significa che per farlo aspetteremo di avere nutrito e rinsaldato la fiducia reciproca. Farlo quando il filo della fiducia è esile espone a rotture relazionali.
Se abbiamo avuto una buona relazione con i nostri genitori è perché – da bambini – voltavamo pagina ogni mattina – e anche loro facevano la stessa cosa. Girando pagina possiamo scrivere un capitolo nuovo denso di interessanti sviluppi.
A volte il libro arriva alla fine. Altre volte continuiamo a scriverlo. Quello che è importante è che voltare pagina sia anche cambiare storia.
Riconoscere il proprio stile relazionale è utile perché ci permette di capire in che modo ci stiamo difendendo.Cinotti, Nicoletta. Amore, mindfulness e relazioni (p.77). Hoepli.
Pratica di mindfulness: Due: pratica di gentilezza
© Nicoletta Cinotti 2023 Il Protocollo di Mindfulness interpersonale
