La nostra paura di soffrire ci fa spesso coprire la verità. Copriamo la verità che ci riguarda con un velo sottile di distanza e indifferenza. Nascondiamo la verità agli altri trasformandola in un segreto. A volte un segreto imbarazzante, anche se semplice e innocente.
Spesso, ci diciamo, è per non soffrire. Oppure per non far soffrire, per non cambiare. E, questo, è vero: nascondere la verità è uno dei mezzi più potenti per alimentare la stagnazione.
Perché la verità porta movimento, ha una spinta propulsiva a catena. È il mezzo più semplice per lasciar andare e il sistema più efficace per respirare. In fondo la pratica di mindfulness è così efficace proprio perché ci mette di fronte alla nostra verità. La verità soggettiva, la verità di ciò che avviene nel momento in cui avviene.
È da quella verità che nasce l’intimità: e quella verità che, se diventa segreta ci fa entrare nel circuito dell’evitamento e del silenzio relazionale. Perché nulla è più imbarazzante dell’avere un segreto. Nulla crea più distanza dalle persone che amiamo.
Poggiamo le parole delle pratiche narrative sul nostro cuorenperché lo predispongano al risveglio. Se non sono sentite scivoleranno via ma, giorno dopo giorno, lasceranno un’impronta.Le parole che poggiamo sul cuore durante la pratica prima o poi entrano dentro di noi e ci cambiano con la dolcezza dell’acqua. Imparare a volersi bene
Pratica di mindfulness: Pratica di accettazione
© Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di Mindful Self-compassion intensivo residenziale
