A volte facciamo fatica a comprendere in che modo le nostre tensioni fisiche possono ostacolare la nostra vita emotiva. Ci sembra chiaro cosa succede quando proviamo un’emozione: sentiamo la rabbia, la tenerezza, l’amore anche nel corpo con facilità. Ma rimane misterioso come una tensione muscolare possa comportare una limitazione nella nostra vita emotiva.
Allora uso spesso una metafora: il nostro diaframma separa la parte alta dalla parte bassa del corpo. Se il diaframma è teso le emozioni che proviamo rimbalzano verso l’alto e diventano pensieri, anziché scendere in quella profondità che ci permetterebbe di percepirle. Oppuresi trasformano in azioni agite impulsivamente perché non hanno sufficiente spazio per essere esplorate.
L’esempio del diaframma è abbastanza letterale: davvero le tensioni fisiche fanno sì che quello che ci accade produca un rimbalzo immediato, anziché essere accolto e assorbito. Quello che dico per il diaframma può essere vero però per qualsiasi emozione e qualsiasi area di tensione muscolare. La tensione muscolare non ci fa scendere in profondità nella percezione e l’attivazione che l’emozione produce viene velocemente “rimbalzata” trasformandola in una azione o in una catena proliferativa di pensieri. E così, alla fine, più siamo tesi, più le nostre emozioni perdono in profondità, trasformate, dalla nostra reattività, in palline che rimbalzano velocemente senza permetterci di assaporarle. Di conoscerle e comprenderle e di lasciare che, percorrendo la strada del corpo, fluiscano e si trasformino in qualcosa di diverso, arricchendo la nostra visione di noi stessi e del mondo. Perchè la fatica a lasciar andare nasce prima nel corpo e poi diventa un’azione della mente.
Il corpo esprime il proprio modo di essere attraverso un linguaggio fatto di movimenti, espressioni, gesti che comunicano l’emozione che viviamo. da L’ansia dell’imperfezione
Pratica di mindfulness: La leggerezza del lasciar andare
© Nicoletta Cinotti 2024 Autunno: Lasciar andare
