Siamo molto abituati a ragionare per problemi e, quindi per soluzioni. Se c’è un problema infatti, crediamo che debba esserci anche una soluzione e che la soluzione si debba cercare – e trovare – percorrendo la linea retta, il percorso più semplice, la relazione causa – effetto. Cos’è che mi fa star male (effetto)? Questo!(causa). La soluzione è semplice: basta modificare la causa.
E qui iniziano i guai. Perchè:
- non tutte le cause sono modificabili;
- non tutto viene da una sola causa;
- a volte non sappiamo quale sia la causa, l’origine del problema;
- spesso la parola causa nasconde un nome proprio (Marito, figlio, figlia, partner, moglie) e provare a cambiarli non è proprio un gioco da ragazzi;
- abbiamo già provato a cambiare e non ci siamo riusciti.
Solo a guardare questo elenco possiamo capire facilmente come la strada delle soluzioni sia…piena di problemi! E come quanto spesso il nostro non riuscire a risolvere qualcosa si accompagni ad una voce interiore autocritica e umiliante. In realtà è più la frustrazione che la soddisfazione quella che incontriamo quando decidiamo di percorrere la strada delle soluzioni. Allora perchè insistere? Perchè ci fa credere di essere forti: perchè siamo convinti che lottare sia la strada migliore. Perchè crediamo di essere dei combattenti (o delle vittime che è ancora peggio!)
Così, quando pratichiamo mindfulness viene quasi spontaneo, all’inizio, considerarla una soluzione. Poi, gradualmente, ti rendi conto che non è una soluzione: è una apertura Non cerca mai una sola causa ma esplora quello che succede nel corpo, nel cuore e nella mente. Prova a mettere in relazione questi tre aspetti e poi rivolge una consapevolezza aperta all’esterno e a come rispondiamo all’esterno. Niente pensiero lineare quindi, piuttosto, una mappa dell’esperienza. Che ci restituisce quella spaziosità che il pensiero lineare non possiede. Il pensiero lineare possiede la velocità ed è meraviglioso per molte cose ma non tanto adatto al mondo emotivo. Il mondo emotivo non si affida alle soluzioni ma a quelle luminose intuizioni che vengono dalla pratica. È così che coltiviamo l’accettazione.
Così oggi facciamo qualcosa di aperto per i nostri problemi: non cerchiamo la soluzione ma apriamo la consapevolezza.
Quando riconosciamo che la nostra voce ansiosa e auto-umiliante cerca solo di evitare il ripetersi di situazioni dolorose, possiamo guadagnare più accettazione, compassione e apprezzamento per noi stessi e per il nostro cercare di rimanere vivi e al sicuro. Friedmann Schaub
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo
© Nicoletta Cinotti 2023 Be real not perfect: verso un’accettazione radicale
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Nei programmi MBSR, così come in analisi bioenergetica, uno dei punti principali a cui viene prestata attenzione è la capacità di percepire e distinguere tra sensazioni fisiche, emozioni e pensieri. Questa attenzione intenzionale è spesso uno degli aspetti che suscita maggiori domande e difficoltà.
Quando dico, come accade nel protocollo MBCT che “i pensieri non sono fatti”, registro spesso un’ondata di dissenso. Più il pensiero è legato ad un trauma emotivo e più siamo convinti che sia una verità e una previsione nello stesso tempo. Perché accade questo? Perché il trauma blocca la nostra capacità riflessiva e ci porta a dare un significato a quello che è avvenuto che è statico. Un processo di significato che può portarci via dal momento presente o, addirittura, “VIA DAL MONDO”. Tanto il pensiero riflessivo ci porta dentro al mondo e diventa significato rivelatorio, tanto la fiducia nei pensieri che nascono dal trauma ci allontana dal mondo.
Mindfulness e bioenergetica
